Trieste, Teatro “Verdi”: “Rigoletto”

Trieste, Teatro Lirico Giuseppe Verdi – Stagione lirica e di balletto 2022
“RIGOLETTO”
Melodramma in tre atti su libretto di Francesco Maria Piave dal dramma Le Roi s’amuse di Victor Hugo.
Musica di Giuseppe Verdi
Il Duca di Mantova ANTONIO POLI
Rigoletto DEVID CECCONI
Gilda RUTH INIESTA
Sparafucile ABRAMO ROSALEN
Maddalena ANASTASIA BOLDYREVA
Giovanna KIMIKA YAMAGIWA
Il Conte di Monterone ROCCO CAVALLUZZI
Marullo DARIO GIORGELÉ
Matteo Borsa DARIO SEBASTIANO POMETTI
Il Conte di Ceprano FRANCESCO MUSINU
La Contessa di Ceprano/Un paggio della Duchessa RINAKO HARA
Un usciere di Corte DAMIANO LOCATELLI
Orchestra e Coro della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste
Direttore Valentina Peleggi
Maestro del coro Paolo Longo
Regia e  scene  Eric Chevalier
Costumi a cura di Giada Masi  
Nuovo allestimento della Fondazione Teatro Lico Giuseppe Verdi di Trieste
Trieste, 8 maggio 2022
Il teatro Verdi di Trieste  ripropone al suo pubblico, che ha affollato il teatro in ogni ordine di posti, uno dei titoli più amati Rigoletto. Lo spettacolo viene annunciato  impianto tradizionale, anche se è difficile coniugare consuetudine ed immagini video  ed Eric Chevalier firma sia le scene che la regia. Per quel che riguarda le prime, si tratta di una struttura fissa con quinte d’accesso, un fondale dove vengono proiettati scorci urbani ed interni ed una struttura mobile che si fa scalinata, muro, argine del Mincio. Una soluzione funzionale, non sempre suggestiva che ha il pregio principale di non disturbare la narrazione. Minimalista la regia, che di fatto riduce gli interventi a qualche flebile trovata, più distraente che utile: i cortigiani che giocano con la bambola di Gilda mentre Rigoletto li supplica, un nobile che costringe un paggio a fingersi un cane, il Duca che colpisce con le freccette l’immagine sbiadita di una donna nuda e poco più. Più rilevante la scelta di chiudere il sipario fra l’accoltellamento di Gilda ed il ritrovamento del corpo e l’idea delle luci in sala durante lo spettacolo.  Ma appaiono  come suggerimenti interessanti di uno spettacolo che non si è concretizzato del tutto.Colorati e piacevoli i costumi curati da Giada Masi.
Passando agli aspetti musicali, la direzione è di Valentina Peleggi, che dopo un inizio  nel quale sembrava fare un po’ fatica a calibrare il suono dell’orchestra nelle scene d’insieme, riesce a coinvolgere ed emozionare con una lettura asciutta, personale, intensa e carica di tensione del capolavoro. Con gesto sicuro sa accompagnare e sostenere i  cantanti, ai quali evita le trappole degli  stereotipi e degli eccessi  e fornisce loro la possibilità  di esprimersi al meglio.Il coro , diretto  da Paolo Longo, fornisce una buona prova sia musicalmente che scenicamente. Per quel che riguarda le voci, Antonio Poli è un notevole Duca di Mantova. Voce potente, acuti sicuri,  timbro  accattivante, interprete vocalmente generoso e scenicamente attento, evita inutili esibizionismi autoreferenziali e costruisce un personaggio a tal punto credibile che finalmente capiamo perché Gilda abbia perso la testa per un uomo così cinico e superficiale. Ruth Iniesta affrontava, nella recita cui abbiamo assistito, il ruolo di Gilda per la terza volta in tre giorni. Un tour de force che non ha danneggiato la resa:  ha consegnato al pubblico l’immagine non di una fanciulla abbagliata dai turbamenti del cuore ma  di una giovane donna, determinata a difendere l’amore che vive, conscia del sacrificio che affronta, dispiaciuta del dolore che arreca.Vocalmente mette in evidenza un bel colore, trova intense sfumature  e dà prova di sicurezza sia nelle agilità, asciugate di abbellimenti e troppi virtuosismi,  che negli acuti, solidissimi. Devid Cecconi (Rigoletto) ci regala una prova maiuscola, spazzando il campo da digrignamenti, eccessi e forzature che hanno appesantito tante volte questa parte. Il suo è un uomo dolente, intenso e profondamente autentico. Il crescendo drammatico è fortissimo, anche grazie ad uno strumento vocale che può contare su fiati prodigiosi, acuti solidi, un volume possente, ma soprattutto su una capacità di interiorizzazione del personaggio come raramente capita di vedere. Il cantante, pur dotato e solido, non ha mai il sopravvento sull’interprete e questo risponde proprio alla volontà del compositore, che sul dramma umano di Rigoletto ha incentrato la partitura. Abramo Rosalen è uno Sparafucile affidabile, con una voce un po’ chiara ma ben impostata; Anastasia Boldyreva è una piacevole Maddalena,   potente vocalmente e scenicamente riuscito il Marullo di Dario Giorgelè; insolitamente esuberante vocalmente l’usciere di Damiano Locatelli; Kimika Yamagiwa è una credibile Giovanna; il Conte di Monterone di Rocco Cavalluzzi riesce a dare peso ad un ruolo determinante per la storia; riuscite, soprattutto scenicamente, le caratterizzazioni di Dario Sebastiano Pometti (Matteo Borsa),  Francesco Musinu (Il conte di Ceprano) e dell’eclettica Rinako Hara (La contessa di Ceprano/Paggio della duchessa). Alla fine successo trionfale per tutti ed acclamazioni per il terzetto dei protagonisti e la direttrice d’orchestra. Chiamati ripetutamente al proscenio.

 

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