Josè Maria Lo Monaco: “All’amore immenso”

Alessandro Scarlatti: “Mentr’io godo” (“Il giardino di rose”); Giovanni Bonincini: “Fugge il tempo” (“La conversione di Maddalena”), “Voglio piangere” (“Maddalena a’ piedi di Cristo”); Leonardo Leo: “Salve Regina”; Nicola Porpora: Sinfonia (“Il trionfo della divina giustizia”); Giovanni Bononcini: “Al sibilar tremendo…in tepidi fiumi” (“La conversione di Maddalena”); Alessandro Scarlatti: “Salve Regina”; Antonio Caldara: “In lacrime stemprato” (“La Maddalena ai piedi di Cristo”); Domenico Scarlatti: “Salve Regina”; Alessandro Scarlatti: “Starò nel mio boschetto” (“Il giardino di rose”). Josè Maria Lo Monaco (mezzosoprano), Divino Sospiro, Massimiliano Mazzeo (direttore). Registrazione: Lisbona, Capela de Bemposta. 11-14 novembre 2020. 1 CD Glossa GCD 00690
Il primo recital solistico del mezzosoprano siciliano Josè Maria Lo Monaco è frutto di un progetto assai meditato che ha accompagnato una svolta importante nella vita della cantante. Progettato prima dell’emergenza covid il recital dedicato all’amore materno e spirituale di Maria per il Cristo (cui si unisce quello della Maddalena) si è affiancato alla prima maternità della Lo Monaco – il cui figlio compare tra le sue braccia sulla copertina – completando e arricchendo la riflessione sul tema dell’amore materno e del suo intrecciarsi con la sfera della spiritualità, il suo valore sacrale e salvifico capace di superare i limiti della materia umana.
Il programma proposto è piuttoso raro, con brani tratti dal grande repertorio oratoriale italiano del XVIII secolo cui si aggiungono sul versante liturgico tre versioni del “Salve Regina” ad opera di compositori diversi.
La Lo Monaco è accompagnata con grande sensibilità dal complesso Divino Sospiro guidato con eleganza e impeccabile senso stilistico da Massimiliano Mazzeo.
Il cd si apre (e si chiude) da due arie dall’oratorio “Il giardino di rose” di Alessandro Scarlatti, composto su commissione del marchese Francesco Maria Ruspoli per la Pasqua del 1707. Le arie hanno un carattere  arcadico (Ruspoli era tra i primi sostenitori dell’Accademia) con atmosfere pastorali, ed effetti di imitazione dei suoni della natura particolarmente evidenti in “Starò nel mio boschetto” con gli effetti imitativi del canto degli uccelli. La Lo Monaco sfrutta  le sue migliori qualità: timbro caldo, morbido, vellutata, la linea di canto morbida, musicalissima e con un tocco di languida melanconia che si adatta perfettamente a queste melodie. Musicalmente i due brani di Scarlatti sono tra i più suggestivi dell’album
Un certo numero di arie è tratto dagli oratori “Maddalena a’ piedi di Cristo” e “La conversione di Maddalena”, lavori giovanili (1690 e 1701) del modenese Giovanni Bononcini il futuro rivale di Händel sulla scena londinese. La Maddalena è figura centrale dell’immaginario devozionale barocco, la sua vicenda di peccatrice capace di sublimarsi e redimersi trasponendo il proprio sentimento d’amore su un piano più alto, maturato di fronte all’esperienza della crocefissione direttamente vissuta, forniva un modello di salvezza all’interno di una prassi devozionale che, fin dal tardo Quattrocento e in modo  più marcato dopo la Controriforma, proponeva al fedele un rapporto identificativo con la sofferenza del Cristo. L’aria “In tiepidi fiumi” , con il suo canto intimamente raccolto sembra accarezzare pietosamente le piaghe del Cristo descritte dal testo. La Lo Monaco è bravissima, non solo a valorizzare la forza espressiva della parola, ma ad arricchirla di colori e di “affetti”. Caratteristiche simili si ritrovano anche in “Voglio piangere” dal medesimo oratorio. Parliamo di pregi che possono anche però essere un limite dell’abum che può anche mettere in evidenza una certa uniformità stilistica. Il taglio generale dei brani è caratterizzata da un’espressività contenute e dolente, melanconica e sofferte nei toni. Questo genera  una certa uniformità, di una mancanza di contrasti che avrebbe reso l’ascolto più vario. Tranne alcune brevi sezioni dei “Salve Regina” (eseguiti nella loro completezza) – tutto risulta orientato in una espressività che potremmo definire di intimo ed interiorizzato lirismo.
I tre “Salve Regina” offrono un interessante confronto su come lo stesso testo liturgico è adattato e interpretato. Quello di Alessandro Scarlatti è il più antico ed essenziale. Le singole sezioni sono contenute e definite in se stesse, la linea vocale accompagna la parola evidenziandone i significati, la scrittura orchestrale nitida e chiara è pienamente rivolta a evidenziare il gioco degli affetti. Quello del figlio Domenico s’inserisce all’interno della stessa tradizione ma la adatta a una sensibilità diversa. La scrittura orchestrale si fa più ricca, i confini tra le sezioni più sfumati, il gusto più  decorativo e spettacolare  se pur all’interno di un taglio stilistico sobrio.
La composizione di Leo è quella più lontana dal modello scarlattiano. Il taglio teatrale prende in qualche modo il sopravvento. La scrittura orchestrale è molto più ricca, varia e articolata, al canto si concede uno spazio virtuosistico maggiore, non solo nel trascinante “allegro” del “Ad te clamamus” ma anche nei brani più lirici e distesi che si arricchiscono di passaggi di bravura in cui la Lo Monaco sfoggia le qualità virtuosistiche che ne hanno fatto una rossiniana di spicco.
Il Cd è accompagnato da un interessante booklet che colloca gli ascolti nelle temperie culturale e simbolica del tempo inquadrando in modo più profondo e completo il programma.

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