38° Festival Internazionale Bolzano Danza 2022: “The Seven Sins”

Bolzano, Teatro Comunale, “38ma edizione Festival Internazionale Bolzano Danza
“THE SEVEN SINS”
Gauthier Dance  – Dance Company
Coreografie Aszure Barton, Sidi Larbi Cherkaoui, Sharon Eyal, Marco Goecke, Marcos Morau, Hofesh Shechter, Sasha Waltz
Direzione artistica Eric Gauthier
Maître de ballet Cesar Locsin, Luis Eduardo Sayago
Danzatori Bruna Andrade, Joaquin Angelucci, Nora Brown, Andrew Cummings, Anneleen Dedroog, Barbara Melo Freire, Luca Pannacci, Garazi Perez Oloriz, Jonathan Reimann, Mark Sampson, Gaetano Signorelli, Izabela Szylinska, Sidney Elizabeth Turtschi, Shawn Wu, Shori Yamamoto
Produzione Theaterhaus Stuttgart in  coproduzione con La Biennale di Venezia (Italy), Festspiele Ludwigshafen im Theater im Pfalzbau
In cooperazione con SWR / ARTE & EuroArts
Bolzano, 29 luglio 2022
Sette vizi capitali per altrettanti coreografi riuniti da Eric Gauthier in uno spettacolo urlato, in quanto potente per l’abbondanza di effetti sonori e visivi. La serata finale di Bolzano Danza, tornato alla grande dopo le misure restrittive causa Covid, confermando di essere il festival d’eccellenza nel suo genere, non poteva che chiudere al meglio un cartellone intenso di eventi, quest’anno sapientemente collocati in nuovi suggestivi spazi. Gran bel lavoro per il team del direttore artistico Emanuele Masi, già convinto assertore della funzione civica del teatro, con obiettivo la formazione di nuovi pubblici capaci di cogliere le intenzioni culturali che vengono dedicate ai temi dell’integrazione, della sostenibilità e della condivisione.
Vivere non è facile, specie oggi in una società in veloce e repentino cambiamento, che da una parte, quella vera, ti esclude e dall’altra, quella virtuale, ti include, offrendoti spazio e opportunità di conoscenza e di esperienza. Questo modus vivendi, in cui nessuno è privo di vizi, dove anche a non prendere posizione e a rimanere passivi e indolenti si fa peccato, ci mette ossessivamente alla prova e, anche se non direttamente confacenti con il nostro carattere, facciamo delle scelte che inevitabilmente si traducono in peccati che prima o poi scontiamo.Ma se il peccatore è riconoscibile, che aspetto ha il vizio? Che suono ha la superbia? Che colore ha l’ira? Hanno provato a dircelo le più eminenti personalità del balletto contemporaneo, ognuno rappresentando un peccato capitale. Infatti, quello che abbiamo avuto il privilegio di vedere in sala grande, dopo essere stato presentato in anteprima alla Biennale danza di Venezia, è stata la messa in scena dei vizi, non tanto i drammi del peccatore. Il plauso va essenzialmente a questo, all’aver saputo dare sembianza, con il gesto, il suono e il colore a ciò che materialmente non vediamo ma ci tormenta.
Intanto la successione delle coreografie, volute da Gauthier, non ricalca le atmosfere caotiche di Hieronymus Bosch, popolate di uomini-mostri, che hanno il viso dell’animale significante il vizio, né segue la successione per gravità di peccato dell’Inferno dantesco. Si parte con l’Avidità (Corruzione), in cui una voce, sovrastante l’intera esibizione, ammonisce che l’uomo è corrotto poiché rincorre il successo e brama il denaro che gli consente di soddisfare ogni desiderio. Otto ballerini vestiti di verde e argento coi dollari stampati nei guanti e nei lunghi foulard che portano, si dispongono sotto un cerchio di luce sfoggiando con gesti sinuosi banconote da ogni dove. L’Avidità ha l’aspetto di una copertina patinata di un magazine di moda: “Ad essere avari c’è da vantarsi”.
Prosegue l’
Accidia, (Human undoing), sicuramente la migliore coreografia della serata, piena di bei slanci e di inserti recitativi. Un duetto maschile di grande intesa ci rappresenta quella che è la vera “rovina umana”: l’essere apatico, indolente, ma anche neghittoso. Da non confondere con l’Ignavia: pigrizia mentale, l’Accidia è la pura indifferenza nei confronti delle problematiche del vivere in società. L’Accidia, di colore nero, ha l’aspetto di una marionetta che sta lì a fissare il vuoto e si muove solo se qualcuno la manovra. Quindi la Superbia (Hermana), di grande impatto visivo, perché questo vizio acceca sia il peccatore, sia chi subisce. Cinque danzatrici vestite in blu cobalto coi capelli raccolti (come educande) e cerchiati da una treccia, si muovono sempre all’unisono, intervallando i gesti con pose il cui viso, abbagliato da luce diretta, mostra il ghigno e gli occhi sbarrati. La Superbia ha l’aspetto di una smorfia che rimane impressa; è una maschera che non puoi toglierti. E siamo alla Gola (Yesterday’s Scars) che ha “Heroin”, il famoso brano dei The Velvet Underground, come sottofondo del balletto di Gaetano Signorelli che a torso nudo, come per un balletto classico, inscena un vizio comune a tutti. Ritenuto da Dante, come la Lussuria, un peccato di incontinenza, è più grave di quest’ultima, ma veniale tra tutti i vizi anche se colpisce l’uomo fin dalla più giovane età rispetto agli altri. La Gola può essere una cicatrice (come suggeriscono il titolo e la musica, riferendosi ad una determinata dipendenza) o un catenaccio che ti porti appeso al collo o in vita a mo’ di cinghia (come il ballerino per la corografia firmata da Marco Goecke): praticamente inutile cercare di liberarsene, perché peccare di Gola è troppo facile e non te ne liberi mai. È la volta della Lussuria (Luxury Guilt): dieci ballerini in tute bianche stretch, stile divisa asettica dei telefilm Sci Fi anni settanta, splendidamente coreografati da Hofesh Shechter, il coreografo israeliano autore di “Political Mother”, maniaco perfezionista e patito musicale. La sua Lussuria è un ipnotico magma di posizioni di gruppo; una frenesia sotto controllo, tipico suo modo di rappresentare l’umana sorte: un mix di coscienza e incoscienza, come la posizione in cui sta chi pecca di Lussuria.
Infine l’Ira e l’Invidia con balletti più intimi e forse anche un po’ stereotipati rispetto agli altri, salvati nell’insieme per l’uso di effetti visivi e sonori curati e dal gusto retrò, forse a sottolineare che gli iracondi e gli haters sono accettati dalla società odierna come tratti delle personalità caratteriali che si adattano ai tempi.
Finale con tutti sullo stage per prendere gli applausi sentiti del pubblico affezionato del festival bolzanino. Ed è “Bitter Sweet Symphony” (The Verve) a fare da commento sonoro. Come un evidenziatore che passa a sottolineare che “È una sinfonia dolceamara questa vita, Cerchi di far coincidere gli estremi, Sei schiavo dei soldi e poi muori” (‘Cause it’s a bittersweet symphony, that’s life, Tryna make ends meet, you’re a slave to money then you die).
Prima della gran serata, sempre al Teatro Comunale di Bolzano, nello Studio al piano sotterraneo, entra Eric Gauthier, 47 anni, faccia sempre sorridente, battuta pronta, passione nello sguardo. Ci presentare la nascita di un nuovo progetto: la “GD Juniors” in seno alla Gauthier Dance (Principal guest company di Bolzano Danza). L’idea è trovare nuovi talenti (ragazze e ragazzi dai 18 ai 22 anni) dandogli credito, ossia portandoli davanti ad un pubblico vero. Prima di assistere, tra le varie brevi coreografie, alla sua Everybodys Somebody, dove si evince una bella idea, quella che noti quando non vedi esplicitamente ma cogli dal suggerimento, il coreografo canadese coinvolge l’intera platea facendo ripetere i gesti che mano a mano mostra: quei tipici gesti del repertorio melodrammatico Italian style.

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