Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791): “Bastien und Bastienne, K. 50 (1768)

Singspiel in un atto su libretto di Friedrich Wilhelm Weiskern, Johann Andreas Schachtner, Johann Heinrich Friedrich Muller. Prima rappresentazione:Vienna, Gartentheater, 1 Ottobre 1768
Bastien und Bastienne trae indirettamente il suo testo dall’opera in un atto Le devin du village di Jean-Jacques Rousseau. Il filosofo illuminista, redattore delle voci musicali dell’Encyclopédie, nonché ammiratore dell’opera italiana, l’aveva composta nel 1752, sulla scia del grande successo suscitato dalla rappresentazione parigina della Serva padrona di Pergolesi e delle polemiche che contrapponevano italianisti e francesisti. Le devin du Village incontrò grande successo per l’incantevole semplicità della musica, e stimolo quasi subito una parodia realizzata da Marie-Justine Favart, Charles-Simon Favart e Harny de Guerville, con il titolo di Les amours de Bestien et Bastienne, poi tradotto, nel 1764, in tedesco da Friedrich Wilhelm Weiskern. E appunto questa versione di Weiskern, con i versi di Johann Herinrich Friedrich Muller, costituisce il libretto impiegato da Mozart per la sua operina. Bastienne (soprano) è infelice per l’inconstanza dell’innamorato Bastien (tenore), e si rivolge a Colas (basso) per avere conforto e consigli. Il pastore la induce a simulare indifferenza. Quando anche Bastien si rivolge a Colas, questi ricorre ad un incantesimo magico, finchè i due innamorati si riconciliano.
È ovvio che un tale libretto, per il suo carattere ingenuo è infantile, come anche per le sue dimensioni contenute, sia attagliasse alle capacità del dodicenne Mozart e non a caso Mozart trova qui piuttosto che altrove il suo risultato più congeniale e felice nel campo del teatro musicale dei suoi anni infantili. Sotto il profilo del genere impiegato, ci troviamo di fronte a un Singspiel, cioè a un’opera in lingua tedesca con dialoghi parlati (ma per una progettata e non effettuata replica del 1769 Mozart avrebbe scritto anche dei recitativi cantati, su versi scritti di Johann Andreas Schachtner). E questa caratteristica tipica del genere si riflette anche nel carattere della musica, che si allontana da modelli italliani, ispirandosi alla semplice cantabilità del Lied tedesco e ai tratti pastorali dell’opéra-comique francese ben conosciuti dal giovanissimo Mozart. 

La partitura si compone complessivamente di un'”Intrada” (tipica dell”Opera-comique, per l’articolazione in un solo movimento) e in sedici numeri distinti: undici arie ( quattro di Bastienne, quattro di Bastien di Colas, una di Bastien ripresa da Basteinne), una “pastorale”, due duetti (Bastienne- Colas e Bastien-Basteinne)i, un recitativo accompagnato eun terzetto finale. Mozart sceglie sempre l’articolazione dell’area bipartita, puntando su una strumentazione estremamente semplice (spesso solo gli archi). Sarebbe difficile affermare che in questa partitura Mozart trovi una precisa e inequivocabile caratterizzazione di ciascun personaggio: c’è piuttosto il tratto ingenuo pastorale che pervade le varie arie, con la sua limpida cantabilità. Più definito è forse il carattere di Colas, protagonista di una gustosa aria buffa. Dei quattro pezzi di insieme, tre sono delle arie a due (particolarmente lungo è il duetto di riconciliazione degli innamorati), mentre il terzetto finale è una pagina più ambiziosa, una sorta di “finalino” con movimenti contrastanti, che contrappongono fra loro i personaggi.  Non si stupisce che la delizioso operina si sia conquistata uno spazio autonomo nel repertorio moderno, suscitando l’ammirazione dei pubblici desiderosi di veder rispecchiata nella favola pastorale la genialità del bambino prodigio.

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