Milano, Manifatture Teatrali Milanesi: “Art”

Milano, Manifatture Teatrali Milanesi – Teatro Leonardo, Stagione Teatrale 2022/23
ART”
di Yasmina Reza
Traduzione Federica e Lorenza Di Lella
Marc LUCA MAMMOLI
Ivan ENRICO PITTALUGA
Serge GRAZIANO SIRRESSI
Attori di Generazione Disagio
Regia e Scene Emanuele Conte
Costumi Daniela De Blasio
Luci Matteo Selis
Produzione Fondazione Luzzati/Teatro della Tosse
Milano, 15 novembre 2022
Quello che ci si aspetta da “Art” di Yasmina Reza in scena al Teatro Leonardo a Milano viene pienamente soddisfatto: un testo ipertrofico, a tratti comico, molto spesso amaro, sempre affilato come un coltello che sprofonda sempre più all’interno delle nostre maschere borghesi, del perbenismo scioccherello del quieto vivere, dei rapporti nutriti di detti e atti mancati. L’adattamento proposto è del tutto aderente a questo intento testuale originario, e le interpretazioni degli attori non conoscono battuta d’arresto nell’irreversibile spirale che li trascina giù verso l’implacabile specchio della verità. Quello invece che non ci si aspetta, ebbene, sostanzialmente non c’è: la regia di Emanuele Conte è di una semplicità che va oltre il minimale e sfora nell’invisibile – ha alcune trovate: gli attori sempre in piedi, sempre sotto un faro, che si scambiano di posizione; la proiezione delle ombre in spettro di colore sulla tela bianca; qualche nota musicale – francamente non indispensabile. Ma una scena non c’è, una regia, nemmeno, e allo spettatore è chiesta una prova di resistenza di un’ora e venti, aggrappato unicamente alle parole e a nient’altro. Le parole, come già detto, sono dure e inarrestabili, più come un trapano che come la goccia che buca la pietra. E certo come un trapano va avanti Luca Mammoli, nel ruolo del cinico censore, che nasconde, in realtà, la piaga più dolorosa; i suoi costumi (a cura di Daniela De Blasio) sono aderenti e rigidi, quasi fossero la gabbia dei suoi pregiudizi, che poi rivelano la sua sofferenza. Agli antipodi sta Ivan, nei suoi abiti oversize che sembrano scivolargli via, come la sua vita che non va da nessuna parte (lavori precari indesiderati, matrimonio poco convincente, rapporto conflittuale con i genitori anziani, terrore di venire abbandonato): Enrico Pittaluga è un interprete di singolare vis comica, che sa repentinamente trasformare in una vibrante disperazione, trascinato da grande naturalezza. Tra di loro, enigmatica vox media, Serge, il radical chic bo-bo (bourgeois bohémien), che compra un quadro monocromo bianco per una somma spropositata, ma che pure si pone nei confronti dei due amici con senso di rivalsa – su Ivan in quanto più fragile, su Marc poiché suo mentore; Graziano Sirressi nel ruolo è forse troppo gelido, sembra interiorizzare troppo le emozioni e lasciar trapelare una sorta di anaffettività cronica che, tuttavia, risulta poco efficace. Nel vuoto della scena, i tre attori si muovono comunque con precisione millimetrica, mostrando di saper tenere vivo il gioco al massacro fino alla fine, e unicamente grazie a loro lo spettatore può – a volte con trasporto, altre in modo forse troppo cerebrale – venire trascinato davanti allo specchio di cui sopra, contare e leccarsi le ferite. Un bilancio che probabilmente ogni spettacolo teatrale dovrebbe poter stimolare. In scena al Teatro Leonardo di Milano fino a domenica 20/11.

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