Como, Teatro Sociale:”La Traviata

Como, Teatro Sociale, Stagione Notte 2022/23
LA TRAVIATA”
Melodramma in tre atti su libretto di Francesco Maria Piave, tratto da “La signora delle camelie” di Alexandre Dumas figlio.
Musica di Giuseppe Verdi
Violetta Valéry FRANCESCA SASSU
Flora Bervoix REUT VENTORERO
Annina SHARON ZHAI
Alfredo Germont VALERIO BORGIONI
Giorgio Germont VINCENZO NIZZARDO
Il Barone Duphol ALFONSO MICHELE CIULLA
Il Marchese d’Obigny ALESSANDRO ABIS
Gastone, Visconte di Letorière GIACOMO LEONE
Dottor Grenvil NICOLA CIANCIO
Giuseppe ERMES NIZZARDO
Un domestico di Flora/ un commissionario FILIPPO QUARTI
Orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano
Coro di OperaLombardia
Direttore Enrico Lombardi
Direttore del Coro Massimo Fiocchi Malaspina
Regia Luca Baracchini
Scenografia Francesca Sgariboldi
Costumi Donato Didonna
Luci Gianni Bertoli
Nuovo Allestimento in coproduzione Teatri di OperaLombardia e Fondazione Rete Lirica delle Marche
Como, 9 dicembre 2022
La grande attenzione (lo hype, come direbbe il popolo della rete), creatasi attorno alla produzione de “La Traviata” attualmente in circolo nei teatri di OperaLombardia, ne mette in ombra i limiti evidenti che, a conti fatti, concernono l’apparato musicale, più che le scelte registiche. L’impianto scenico di per sé funziona: belle le scene contemporanee di Francesca Sgariboldi, belli i costumi di Donato Didonna, efficaci le luci di Gianni Bertoli; la regia di Luca Baracchini solleva più di una perplessità, ma non per il tema “scandaloso” di presentare una Violetta transgender, quanto per il maldestro e continuo ricorso a controcampi scenici, che tendono a distrarre lo spettatore e sovente a screditare l’azione e sfilacciare la tensione dei protagonisti in scena – l’apice di questo vizio di forma si raggiunge nel duetto Violetta-Germont, durante il quale mentre l’una parla, l’altro rovista in scatoloni e passeggia per la scena, e viceversa. Complessivamente è uno spettacolo fruibile, anche godibile, soprattutto nella gestione delle masse: molto interessante la festa a tema BDSM a casa di Flora, durante la quale il toro ferito dal matador (in dragça va sans dire) si scopre essere Alfredo. Il versante musicale, invece, è senz’altro quello che rivela maggiori debolezze, a partire da Enrico Lombardi, che appare molto in difficoltà nel tenere in equilibrio le parti orchestrali e coese scena e buca (con un paio di attacchi platealmente anticipati da parte degli interpreti); nella conduzione di Lombardi la grazia cede il passo a una palpabile foga di personalizzare la partitura verdiana – ad esempio con un terzo atto molto più rubato del previsto – mentre sarebbe stata consigliabile una maggiore attenzione coloristica, al posto di certe amenità agogico-dinamiche dichiaratamente atte ad allontanarsi dall’orecchio del grande pubblico. Anche la compagnia di canto non è esente da pecche; Francesca Sassu, dal mezzo vocale potente, non sembra in grado di piegarsi e cesellarsi in modo convincente nel canto d’agilità, mantenendo la linea di canto rigida e conferendo a tutto il primo atto una certa pesantezza; ovviamente le cose vanno molto meglio negli altri due, dove la buona tecnica mette in luce il naturale lirismo drammatico della Sassu, soprattutto nel duetto con Germont e nell’“Addio del passato”; va comunque riconosciuto al soprano un indiscutibile talento scenico, che conferisce autorevolezza anche a questa improbabile Violetta transgender. Valerio Borgioni è forse troppo giovane per il ruolo di Alfredo, nel bene e nel male: il suono è naturalissimo e nitido, l’entusiasmo scenico non manca, ma alle volte la proiezione latita, l’intonazione traballa e l’esperienza non è ancora sufficiente per coprire o colmare queste lacune. Dall’altra parte abbiamo un Vincenzo Nizzardo in ottima forma, che ci propone un Germont vocalmente soddisfacente (suoni generosi, porgere autorevole), sebbene il fraseggio si sarebbe potuto approfondire meglio – così come la presenza scenica un po’ meccanica, impersonale, che compensa con il naturale fascino di una bella vocalità.  Segnaliamo le prove positive  di Reut Ventorero (una Flora senza dubbio fascinosa e scenicamente sul pezzo), Giacomo Leone (bel timbro squillante di tenore al servizio di un Visconte di Letorière che la regia vuole anche impegnato in una scena quasi a luci rosse, nel primo atto) e Alessandro Abis (convincente Marchese d’Obigny dalle tendenze sadomasochiste). Il Coro di OperaLombardia è senz’altro l’interprete più apprezzato della serata in tutti i suoi numeri, probabilmente galvanizzato dal titolo o dalla regia così contemporanea – e complimenti al maestro Massimo Fiocchi Malaspina. Il pubblico comasco, per quanto freddino e sine nobilitate, si lascia andare a qualche “buu” e qualche fischio all’indirizzo di Giovanni Rotolo, figurante che interpreta Violetta prima della transizione (che, invece, è stato davvero intensissimo nel gestire una difficile prova mimica praticamente sempre in mutande), ma sono “fuochi di paglia”: alla fine gli applausi e i segni di approvazione piovono puntuali, suggellando la riuscita della recita. Foto Giampaolo Guarne

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