“La Sonnambula” al Teatro Real di Madrid

Madrid, Teatro Real, Temporada 2022-2023
“LA SONNAMBULA”
Melodramma in due atti con libretto di Felice Romani, basato sul balletto-pantomima La sonnambule, ou l’arrivée d’un nouveau seigneur di Eugène Scribe
Musica Vincenzo Bellini
Lisa ROCIO PÉREZ
Alessio ISAAC GALÁN
Amina NADINE SIERRA
Teresa MONICA BACELLI
Notaio GERARDO LÓPEZ
Elvino XABIER ANDUAGA
Il Conte Rodolfo ROBERTO TAGLIAVINI
Orquesta y Coro Titulares del Teatro Real
Direttore Maurizio Benini
Maestro del Coro Andrés Máspero
Regia Bárbara Lluch
Scene Christof Hetzer
Costumi Clara Peluffo
Coreografia Iratxe Ansa, Igor Bacovich
Luci Urs Schönebaum
Nuova Produzione del Teatro Real di Madrid, in coproduzione con il New National Theatre Tokio, il Gran Teatre del Liceu de Barcelona e il Teatro Massimo di Palermo
Madrid, 18 dicembre 2022
Quando le dinamiche sociali cittadine falliscono, la proiezione del loro disinganno finisce per contaminare qualunque altra realtà, come potrebbe essere quella rurale. La campagna non è più, pertanto, il luogo dell’idillio semplice e ingenuo, bensì una zona opaca di arretratezza, superstizione e violenza. È questa, in sintesi, la visione che la nuova produzione della Sonnambula offre al pubblico del Teatro Real di Madrid grazie all’allestimento di Bárbara Lluch; secondo tale schema, al termine dell’opera la protagonista si libera delle angherie e dell’ipocrisia popolane, proprio nel momento in cui si risveglia dai sogni che l’avevano intrappolata. L’evoluzione, musicalmente racchiusa nel passaggio che collega «Ah, non credea mirarti» ad «Ah, non giunge | uman pensiero», ossia il punto più basso della prostrazione con l’apice della gioia di Amina, permetterebbe alla protagonista di vedere la vera realtà che la circonda, e di rifiutare le nozze con chi troppo rapidamente ha dubitato di lei. È davvero una gioia constatare come la strepitosa prestazione vocale del soprano Nadine Sierra inveri e sostenga tale interpretazione nel più convincente dei modi. Anche la direzione musicale di Maurizio Benini (che ritorna al Real con Bellini, dopo Il Pirata del 2019) dà credito al disincanto dell’impostazione registica: asciutta nei momenti lirici, a volte irruenta o rutilante nei passaggi corali, non concede quasi nulla al sentimentalismo di certi appigli melodici; la concertazione, peraltro, cura nel dettaglio tutte le pagine propriamente belcantistiche. Il soprano californiano Nadine Sierra dà voce a un’Amina che brilla per coerenza stilistica, solidità vocale e uniformità di registro. L’originalità del timbro consiste nella brunitura; se anche la “temperatura” generale della sua voce non è molto calda, l’intensità dell’emissione, dovuta alla saldezza dell’appoggio, e la tecnica quasi impeccabile la rendono estremamente interessante (il pubblico di Madrid si infiamma sin dalla scena iniziale, fino a tributarle un’ovazione al termine dell’opera). Per di più, la sua impostazione del belcanto belliniano è personale, moderna e al tempo stesso generosa, considerata l’abbondanza di acuti e sopracuti che regala agli ascoltatori. Xavier Anduaga è un Elvino vocalmente baldanzoso e sicurissimo di sé: con una voce immensa (di cui forse abusa un poco) e bellissima, non tralascia occasione per sfoggiare messe di voce pregevoli, smorzature e sopracuti emozionanti, sovrastando tutti nei momenti d’insieme (suo è il ruolo protagonistico nello stupendo concertato del finale I). Curioso quanto accade con la dizione: se nel corso del I atto essa è praticamente perfetta, nel successivo, forse per l’ansia di legare le varie frasi, è come se il tenore dimenticasse qualche accorgimento, sonorizzando alcune consonanti sorde (con effetti un po’ comici per il parlante italiano). Ma si tratta davvero di una minuzia: anche Anduaga incanta il pubblico di Madrid, che alla fine lo acclama quasi alla pari del soprano. Roberto Tagliavini è un Conte Rodolfo di grande correttezza vocale, impegnato a cantare con profusione di voce, in particolare nel registro acuto, per essere all’altezza della coppia protagonista (ma è anche un efficacissimo contraddittore nella scena della spiegazione sul sonnambulismo nel II atto). Magnifica, per doti attoriali e per incisività di fraseggio, è Monica Bacelli come Teresa, specialmente nella scena in cui rivela la leggerezza di Lisa. Quest’ultima è interpretata da Rocío Pérez, che canta con timbro pregevole e buona tecnica, sebbene l’emissione risulti nel complesso poco naturale; in più, la debolezza di certe note acute si trasforma in imprudenza nell’arietta del II atto. La regia di Bárbara Lluch non si articola soltanto attraverso uno studio scrupoloso della recitazione, che oppone tra loro i personaggi, rendendo palpabili i conflitti e le diffidenze interni alla comunità rurale; anche le scene essenziali (Christof Hetzer) e le luci differenziate e allusive (Urs Schönebaum) contribuiscono al progetto complessivo, ulteriormente arricchito da numeri coreografici (Iratxe Ansa e Igor Bacovich) che impegnano nove danzatori sulla scena. Le danze esprimono un’atmosfera di disagio, unitamente ad alcune presenze simboliche, come la coppia di fantocci impiccati a un alto albero, che sormonta lo svolgersi del I atto. Quasi non si dà connessione tra le aggiunte coreografiche e la musica, giacché le prime compaiono per dare parvenza e movimento ai fantasmi di Amina, non già per accompagnare le strutture ballettistiche che contraddistinguono La Sonnambula (come il duettino tenore-basso «Signor conte, agli occhi miei | negar fede non poss’io»). In ogni caso, l’unità e la coerenza narrative di questo allestimento sono veramente apprezzabili; se si aggiunge che la parte più importante, ossia la musica vocale, è affidata a una coppia di cantanti eccezionali, come Sierra e Anduaga, ogni spettatore si rende conto di aver assistito a una serata indimenticabile.   Foto Javier del Real © Teatro Real de Madrid

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