Milano, Manifatture Teatrali Milanesi: “Revolutionary road”

Milano, Manifatture Teatrali Milanesi – Teatro Litta, Stagione di Prosa 2022/23
REVOLUTIONARY ROAD”
di Renato Gabrieli, tratto dal romanzo di Richard Yates
April Wheeler ROSSELLA RAPISARDA
Frank Wheeler STEFANO ANNONI
Narratore/ Altri ruoli DANIELE GAGGIANESI
Regia e Luci Fabrizio Visconti
Scene Marco Muzzolan
Costumi Mirella Salvischioni
Musiche Originali Marco Pagani
Progetto La Gare con il sostegno di Regione Lombardia – Progetto Next 2019. Produzione Eccentrici Dadarò
Milano, 12 gennaio 2022
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Romanzo di culto degli Anni Sessanta, diventato di culto una trentina d’anni dopo, e immortalato sullo schermo dalla pregevole pellicola di Sam Mendes con Leonardo DiCaprio e Kate Winslet, “Revolutionary Road“ approda a teatro in una veste che non tradisce i suoi tratti fondamentali: tutto ruota attorno alle insoddisfazioni, le differenze, i deliri di una giovane coppia (Frank e April Wheeler) incapace di accettare il proprio patologico conformismo (e forse proprio per questo la prima edizione italiana, del ‘66, recava il titolo “I non conformisti“). D’altronde, lei è un’attrice mancata, lui un intero uomo mancato, costantemente braccato dal dubbio sulla propria virilità, che una moglie tanto volitiva scatena puntualmente. Quello che è, in sostanza, un gioco al massacro nemmeno troppo originale, trova nella penna di Gates spunti senza dubbio interessanti, soprattutto legati a un’improvvisa gravidanza di April e alla gestione di essa da parte dei coniugi, fino all’inevitabile tragico finale, che, tuttavia, non si pone come obiettivo il ristabilimento dell’ordine, ma apre prospettive nichiliste sul rapporto di coppia. Insomma, anche da questa sommaria descrizione pare chiaro che la portata del testo sia di quelle onerose, e per questo certo affascinante. La riduzione teatrale di un simile romanzo può, dunque, correre diversi rischi, sia sul piano testuale che su quello scenico, ed è proprio su entrambi che si sollevano alcuni dubbi: in primis l’adattamento operato da Renato Gabrielli, che vede solo i due protagonisti in scena, adiuvati da un terzo attore per tutti i ruoli secondari, fatica a creare la giusta tensione, proprio a causa degli interventi del terzo protagonista, che funge anche da narratore rivolgendosi al pubblico. La scena di Marco Muzzolan è minimale e funzionale, così come i semplici costumi di Mirella Salvischioni; la regia di Fabrizio Visconti si muove prudentemente su binari tradizionali, senza cadute di stile né particolari guizzi creativi; le interpretazioni, invece, forniscono prove alterne: buona la performance di Stefano Annoni, che sembra molto a suo agio nel ruolo di Frank, anche aiutato dalla giusta fisicità; Annoni approfondisce la complessità del personaggio, le sue fragilità e gli accessi d’ira; meno convincente invece Rossella Rapisarda, una April troppo cerebrale e contenuta, sia rispetto al personaggio del romanzo di Yates, sia all’interpretazione della Winslet: probabilmente la Rapisarda cerca giustamente una propria via all’indagine del ruolo, arrivando però a un esito non del tutto convincente, trattenuto anche nei momenti di autentica illogicità. Daniele Gaggianesi si barcamena tra il narratore e le parti secondarie con perizia, ma senza evitare gli stereotipi di un certo istrionismo, che senza dubbio la parte richiede, ma che aggiunge pennellate leggere su una tragedia già di per sé al limite col grottesco. Il risultato è una recita senz’altro godibile, ma che disattende le aspettative del testo originale, nonostante alcuni momenti decisamente riusciti, specie nella seconda parte dello spettacolo.