Roma, Teatro dell’Opera:”L’elisir d’amore”

 

Roma, Teatro dell’Opera, Stagione Lirica 2022/2023
“L’ELISIR D’AMORE”
Melodramma giocoso in due atti,
libretto di Felice Romani
Musica di Gaetano Donizetti
Adina  ALEKSANDRA KURZAC
Nemorino  JOHN OSBORN
Belcore  ALESSIO ARDUINI
Dulcamara  SIMONE DEL SAVIO
Giannetta GIULIA MAZZOLA
Coro e Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma
Direttore Francesco Lanzillotta
Maestro del Coro Ciro Visco
Regia Ruggero Cappuccio
Scene Nicola Rubertelli
Costumi Carlo Poggioli
Luci Vinicio Cheli
Allestimento del Teatro dell’Opera di Roma
Roma, 11 gennaio 2023
Ripresa di uno spettacolo della stagione del 2011 e poi del 2014 è questo Elisir d’Amore romano, affidato in questa occasione alla direzione del maestro Francesco Lanzillotta. Il titolo è stato negli anni costantemente presente nella programmazione del teatro ed è sempre molto gradito dal pubblico che nel tempo ha avuto modo di ascoltare gli interpreti più autorevoli ed acclamati di questa piacevolissima e geniale partitura. La regia di Ruggero Cappuccio rivista a distanza di tempo mostra luci ed ombre già rilevate nelle precedenti esecuzioni. La vicenda viene immaginata in un passato onirico e fiabesco di indefinita collocazione temporale, essenziale nelle scene e dalle decise tinte pastello, nell’insieme gradevole a vedersi. Divertenti risultano essere, prese singolarmente, alcune delle molte trovate delle quali è riempita la scena in maniera eccessiva e fine a se stessa ed alla fine disturbanti rispetto allo svolgimento della trama ed alla godibilità del testo. Troviamo che non aiutino a dare un’idea di interpretazione unitaria quale che sia o voglia essere, con il risultato finale di rendere l’opera una serie di episodi scenici e musicali occasionalmente inanellati l’uno all’altro con scarso nesso fra di loro. Dulcamara arriva in scena in una specie di piramide massonica a rotelle e un infaticabile stuolo di mimi pretende di animare praticamente ogni atteso episodio musicale in un’opera che funziona benissimo di suo e che oltretutto è sostenuta da un libretto particolarmente bello e divertente anche linguisticamente. Valga come esempio l’incomprensibile e crediamo forse non nuovo, inutile acrobata che si arrampica sul nastro rosso durante la furtiva lagrima, per altro eseguita assai bene dal tenore e bissata a grande richiesta. Infine ciò che lascia francamente perplessi è il continuo movimento imposto a cantanti e coro, fatto di passeggiate afinalistiche, saltelli e mossette a tempo di musica tali da far assomigliare il tutto più ad un musical o uno spettacolo televisivo che non ad un melodramma giocoso ottocentesco. Giusto eliminare finalmente il vecchio trovarobato della esecrabile tradizione fatto di covoni, botti, fiaschi e carretti, purchè non venga però sostituito da un altro trovarobato di nuova generazione fatto di lucine, ombrellini e zompetti anche se simpatici a vedersi. E veniamo alla parte musicale che costituisce l’elemento di novità e di interesse di questa produzione. Ottima la direzione orchestrale del maestro Francesco Lanzillotta molto equilibrata nella scelta dei tempi e assai chiara ed elegante nella concertazione. Ogni episodio è stato reso con la dovuta efficacia con i numerosi passaggi dal comico al descrittivo ed al malinconico previsti. Unico piccolo appunto, ma questo è un fatto di assoluto gusto personale, è la ricerca di un colore e di un timbro nell’orchestra che sembrano provenire o appartenere più al Donizetti serio, che forse nel solo ascolto ombreggiano un po’ troppo il carattere brillante e giocoso dell’opera. Viceversa e con il risultato di equilibrare musicalmente il risultato complessivo, tali caratteri sono emersi magistralmente nella ricca tavolozza di colori, nella precisione degli attacchi e nella omogeneità timbrica del coro del teatro preparato e diretto da Ciro Visco. Omogeneo e globalmente di alto livello è apparso il cast vocale scritturato.  John Osborn, beniamino del pubblico romano, impersona un Nemorino simpatico ed estroverso, più determinato a raggiungere il suo scopo che non impacciato o bonaccione, cantando con bella voce ampia, sicura e ricca di sfumature un primo atto prudente e sorvegliato e trovando nella furtiva lagrima generosamente bissata un momento di autentica e commovente espressione.  Adina è stata cantata da Aleksandra Kurzak con impeccabile musicalità, precisione nelle agilità e buon gusto interpretativo, esprimendo l’evoluzione psicologica della parte attraverso un sapiente uso delle sonorità che la modulazione della sua voce bella, omogenea e soprattutto ampia le consente. Accattivante il Dulcamara di Simone del Savio cantato con brillante e disinvolta presenza scenica, dizione italiana chiara ed impeccabile e ragguardevole volume di voce che sapientemente non viene sacrificato nei tanti insidiosi scioglilingua che costellano la parte. Complice la regia, un po’ troppo macchiettistico ed esteriore è apparso il Belcore di Alessio Arduini comunque musicalmente corretto ed in buona sintonia con il resto del cast.  Infine brava Giulia Mazzola nella non semplice ed ingrata parte di Giannetta interpretata tuttavia con precisione, partecipazione e raffinato gusto musicale. Alla fine lunghissimi calorosi e meritati applausi per tutti, con qualche timido dissenso per la regia, da parte di un pubblico finalmente contento, allegro e divertito. Foto Fabrizio Sansoni

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