Reggio Emilia, Teatro Valli:”Don Giovanni”

Reggio Emilia, Teatro Municipale Valli, Stagione 2022/2023
“DON GIOVANNI”
Dramma giocoso in due atti su libretto di Lorenzo da Ponte
Musica di Wolfgang Amadeus Mozart
Don Giovanni VITO PRIANTE
Donna Anna MARIANGELA SICILIA
Don Ottavio LEONARDO CORTELLAZZI
Il Commendatore GIACOMO PRESTIA
Donna Elvira CARMELA REMIGIO
Leporello BIAGIO PIZZUTI
Masetto FABIO PREVIATI
Zerlina ENKELEDA KAMANI
Orchestra dell’Emilia Romagna Arturo Toscanini
Coro del Teatro Regio di Parma
Direttore Giuseppe Grazioli
Maestro del Coro Martino Faggiani
Regia Mario Martone ripresa da Raffaele Di Florio
Scene e costumi Sergio Tramonti
Luci Pasquale Mari
Coreografie Anna Redi
Allestimento del Teatro di San Carlo di Napoli
Coproduzione Fondazione Teatro Regio di Parma, Fondazione I Teatri di Reggio Emilia e Teatri di OperaLombardia
Reggio Emilia, 24 febbraio 2023
Come fare il tutto esaurito in un teatro della provincia emiliana con un titolo settecentesco. Primo: scegliere accuratamente il titolo, ovvero scegliere Don Giovanni. Secondo: scegliere un allestimento quantomeno con costumi settecenteschi. Terzo, scegliere grandi voci già applaudite nel repertorio cosiddetto “drammatico”. Scegliere, per esempio, la voce tonda, piena, solida, luminosa di Mariangela Sicilia per Donna Anna. Scelta più che opportuna, anche se, forse, oggi contro tendenza: di Donne Anne “leggere” ne abbiamo abbastanza come della frutta acerba. Perché rinunciare ad un registro centrale così gradevolmente corposo, se per di più la Sicilia dispone anche di acuti succosi e dolcissimi (per continuare con la frutta) e nulla lasciano a desiderare le sue agilità, impeccabili? E ancora, scegliere una grande e solidissima voce dai colori mezzosopranili per Donna Elvira, come quella di Carmela Remigio. Il suono è tanto ben proiettato in avanti che pare quasi scagliato verso il pubblico. Il fraseggio è sbalzato con colpi netti e sicuri. Si avvertono un po’ i passaggi di registro e talvolta, evidentemente per scelta stilistica, rinuncia a quel minimo di vibrato cui l’ascoltatore italiano è abituato (e l’emiliano in particolare). Forse due ragguardevoli voci femminili potrebbero già bastare per mandare in estasi una platea padana, ma non era questo il caso: dello stesso gusto ma più fresca quella di Enkeleda Kamani per Zerlina, ottima la dizione italiana. Scegliere poi un tenore ben provvisto di squillo (o di naso squillante che può andar bene lo stesso, l’importante è che non sia moscio) per l’antipatico ruolo di Don Ottavio: perfetta in questo senso la scelta di Leonardo Cortellazzi (in sostituzione di Didier Pieri, indisposto) capace di variazioni di buon gusto, di acuti estremi nella sua seconda aria, in cui tuttavia le agilità sono più espressive che musicalmente ineccepibili, ma anche di delicatissime dolcezze nella prima aria, posizionata subito dopo il primo duetto con Donna Anna, in cui giura di vendicarle il padre ucciso. Affidarsi poi ad un Leporello simpatico ma soprattutto ben sonoro, seppur non troppo morbido nel timbro, come è il caso di Biagio PizzutiRicorrere ad un cantante sulla soglia del mito come Giacomo Prestia per un Commendatore dal colore inequivocabile e fascinoso. Ma soprattutto scegliere per il ruolo del protagonista una voce scura, ricchissima di armonici, con un giro di suono impressionante, timbro bellissimo, pieno, rotondo, omogeneo su tutti i registri: insomma scegliere Vito Priante. Che oltre a tutto questo è un fine fraseggiatore ed un vero attore. Va detto che Priante ha molto lungamente frequentato, e sempre con grandissimo successo, il ruolo di Leporello. Ultimamente la voce ispessitasi e arricchitasi gli ha fatto fare lo scatto di carriera. Ora, non che lo si voglia condannare a vita come fece Karajan con Panerai-Masetto, ma che passare da Leporello a Don Giovanni sia davvero uno scatto di carriera come da capo ufficio a capo reparto è tutto da dimostrare. Il Leporello di Priante, che chi scrive ha avuto la fortuna di ascoltare e vedere dal vivo, aveva e certo avrebbe ancora una vitalità, una immediatezza, una disinvoltura veramente rare. Il suo Don Giovanni è un’ottima prova, ma non può avere quella freschezza. Certo, sarebbe un peccato non ascoltare un timbro siffatto nel ruolo di protagonista, ma forse è un sacrificio che dovremmo fare: rinunciare all’incanto della serenata alla cameriera di Donna Elvira per guadagnare un grande personaggio, una presenza. Magari in altro un teatro.

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