Verona, Teatro Filarmonico: “Werther”

Verona, Teatro Filarmonico, Stagione Lirica 2023
WERTHER”
Drame lyrique in quattro atti su libretto di Édouard Blau, Paul Milliet e Georges Hartmann da I dolori del giovane Werther di Johann Wolfgang Von Goethe
Musica di 
Jules Massenet
Werther DMITRY KORCHAK
Albert GËZIM MYSHKETA
Le Bailli 
YOUNGJUN PARK
Schmidt MATTEO MEZZARO
Johann GABRIELE SAGONA
Charlotte VASILISA BERZHANSKAYA
Sophie VERONICA GRANATIERO
Brühlmann PIERRE TODOROVITCH
Käthchen MARIA GIUDITTA GUGLIELMI
Orchestra della Fondazione Arena di Verona
Coro di Voci Bianche A.LI.VE. diretto da Paolo Facincani
Direttore Francesco Pasqualetti
Regia Stefano Vizioli
Scene Emanuele Sinisi
Costumi
 Anna Maria Heinreich
Luci Vincenzo Raponi
Visual Imaginarium Creative Studio
Allestimento dei Teatri di OperaLombardia
Verona, 26 marzo 2023
Jules Massenet torna a Verona a cent’anni esatti dal suo debutto, il 26 luglio 1923, quando all’Arena fu dato Il re di Lahore diretto da Ettore Panizza. Una presenza davvero scarsa se annoveriamo la storica Manon del 1951 diretta da Molinari Pradelli con la Olivero e Di Stefano e il bellissimo e pittorico Werther, dato invece al Filarmonico nel 1978, con Max René Cosotti e Carmen Gonzales, per la direzione di Reynald Giovaninetti e la regia di Gianfranco Ventura in un allestimento del Teatro Regio di Torino. Inquadrato nel genere del drame lyrique e suggestionato in parte dal modello wagneriano (l’uso del leitmotiv come elemento musicale allusivo e creatore di suggestioni emotive) Werther si allontana dal melodramma italiano per collocarsi in una dimensione sublimata ed interiorizzata, fornendo il paradigma dell’amore romantico. L’allestimento dato al Filarmonico, a firma di Stefano Vizioli, riprende la produzione risalente al 2020 per il circuito lombardo, allora strettamente condizionata dalle norme sanitarie oggi parzialmente riviste alla luce di una ritrovata libertà. L’idea scaturita, nuova ed alternativa, ha riconvertito gesti, posture e atteggiamenti: Charlotte accentua il suo rifiuto dando le spalle a Werther ma mostrando al pubblico tutta la sua sofferenza secondo un disegno registico potenzialmente evocativo dove sono gli sguardi a rivelare l’autenticità dei sentimenti. Le scene di Emanuele Sinisi sono sfrondate di ogni elemento superfluo per lasciare all’immaginazione del cuore il suo messaggio; un grande foglio accartocciato sul fondo, dove prendono vita pensieri ed emozioni con parole scritte da un inchiostro che cola, metafora di un grande amore perduto. I costumi di Anna Maria Heinreich, rispettosi dell’ambiente storico in cui si svolge l’azione ed essenziali anch’essi, sono ridotti all’indispensabile per dare rilevanza al linguaggio del gesto, coerente al carattere dei singoli personaggi; ben collocate anche le luci di Vincenzo Raponi, tese a sottolineare la solitudine ed il tormento dei due infelici amanti attraverso un efficace ricorso all’effetto occhio di bue. Con questa premessa sull’aspetto visivo dello spettacolo, non è andata assolutamente delusa la componente musicale con la bella prestazione di Dmitry Korchak nel ruolo eponimo: voce sicura, di bella emissione e colore, ci ha donato un Werther sognatore e passionale, capace di tenero afflato ma anche di controllata irruenza. Grazie anche all’ uso intelligente e calibrato della mezza voce, ha trovato nel momento topico di Porquoi me reveiller (giustamente bissata) il sigillo ad una grande prestazione. Malinconica e disillusa la Charlotte di Vasilisa Berzhanskaya che ha saputo trarre dal personaggio anche la struggente sofferenza del conflitto tra l’impegno della promessa alla madre morente e l’ardente e malcelato amore per Werther; anch’essa dotata di bel colore vocale con un registro grave pieno e sonoro, oggi di raro ascolto. Youngjun Park ha confermato le qualità già apprezzate in Aida, dando al borgomastro un canto intenso e caldo, teneramente paterno, così come l’attonito Albert ha trovato in Gëzim Myshketa un interprete sicuro nel delineare il disorientamento del marito che vede pericolosamente insidiato il proprio legame coniugale. La giovane e spensierata Sophie, travolta anch’essa dal tenero sentimento per Werther, aveva la voce di Veronica Granatiero capace di infondere alla fanciulla tutta la purezza dei primi turbamenti amorosi con una linea di canto efficace e musicale. Vocalmente e musicalmente corretti Matteo Mezzaro e Gabriele Sagona chiamati ad interpretare i due amici Schmidt e Johann, elementi che si contrappongono in chiave drammaturgica, allegri e giulivi, alla solitudine ed ai pensieri mortiferi che pervadono la vicenda. Altrettanto piacevoli, e questa è una sorprendente rivelazione, i due giovani veronesi Maria Giuditta Guglielmi e Pierre Todorovich nei rispettivi ruoli di Käthchen e Brühlmann. A dirigere la sofisticata partitura, dove è l’orchestra stessa a fungere da elemento narrativo come voce recitante delle emozioni inafferrabili, era il bravissimo Francesco Pasqualetti, esordiente a Verona, che ha saputo trarre l’essenza sensuale ed ipnotica della musica di Massenet. Il grido di dolore, l’anelito della passione affidati al linguaggio strumentale sono stati ampiamente restituiti dall’orchestra della Fondazione Arena in forma smagliante, che ha sfoggiato un bel suono corposo negli archi ed una sognante pastosità dei corni oltre ad una brillante prestazione dell’intera sezione fiati; chiaro segno che allargare i propri orizzonti musicali fa bene alla masse artistiche veronesi. Molto bene anche i ragazzi del Coro A.LI.VE, ormai presenza costante, diretti da Paolo Facincani. Pubblico numeroso, con molti giovani in sala, che non ha mancato di manifestare il proprio apprezzamento, nel terzo atto, alle due arie più celebri dell’opera.Repliche il 29 e 31 marzo e il 2 aprile. Foto Ennevi per Fondazione Arena