Sassari, Piazza Italia: “Pagliacci”

Sassari, Piazza d’Italia – Stagione Lirica 2023
PAGLIACCI”
Dramma in un prologo e due atti
Libretto e musica di Ruggero Leoncavallo
Nedda ANGELA NISI
Canio LUCIANO GANCI
Tonio MARCO CARIA
Peppe MURAT CAN GUVEM
Silvio GABRIELE NANI
Primo contadino FABRIZIO MANGATIA
Secondo contadino CLAUDIO DELEDDA
Orchestra e Corco  dell’Ente Concerti “Marialisa de Carolis”
Coro delle Voci Bianche dell’Associazione Corale “Luigi Canepa”
Direttore Sergio Oliva
Maestro del coro Antonio Costa
Maestro del coro delle voci bianche Salvatore Rizzu
Regia Alberto Gazale
Scene Antonella Conte
Costumi Luisella Pintus
Disegno luci Tony Grandi
Fonica Alberto Erre
Nuovo allestimento dell’Ente Concerti “Marialisa de Carolis”
Sassari, 7 luglio 2023
Con Pagliacci, seconda parte del “dittico verista” dopo la Cavalleria rusticana del mese scorso, si chiude la breve stagione lirica estiva organizzata dall’Ente Concerti de Carolis, gradito anticipo della consueta stagione autunnale prevista a partire dal prossimo settembre. Gradito sia per la proposta più ampia rispetto alle scorse stagioni, sia per la novità rappresentata dall’allestimento dell’opera di Leoncavallo all’aperto, gratuitamente, nella centralissima piazza d’Italia, un ettaro lastricato che ne fa uno degli spazi pubblici del genere più ampio del Paese: un luogo con dimensioni da concerti pop, che rappresenta una sfida organizzativa e artistica notevole in tempi di crisi per lo spettacolo dal vivo. Va detto subito che tale sfida è stata vinta, con piena e legittima soddisfazione per una produzione diventata un vero e proprio evento, grazie a un progetto ben condotto e applaudito da un pubblico sicuramente fuori dall’ordinario, per numero e tipologia.
Consuetudine collaudata per varie stagioni liriche, specialmente nel sud Italia, anche nella nostra città e nel territorio l’allestimento all’aperto non è una novità assoluta: produzioni più agili sono state realizzate in passato in spazi acusticamente più idonei, senza contare che proprio la prima stagione lirica a Sassari del dopoguerra fu organizzata all’aperto nel 1947 con una media, secondo le cronache, di tremila spettatori a sera. Ma indubbiamente l’ambizione stavolta è stata maggiore, proprio nell’idea di portare l’opera al di fuori del teatro per spostarla tra la gente, i giovani, quel pubblico in maggioranza estraneo alla grande musica lirica, ora diventata “colta” ma un tempo assai più popolare. Oltre lo spettacolo in sé, seguito non solo dal folto pubblico sistemato nelle poltroncine riservate agli abbonati ma anche da tanti spettatori in piedi, non vanno sottovalutati i giorni precedenti riservati in piazza alle prove, vero laboratorio che ha mostrato pubblicamente l’affascinante percorso del montaggio di uno spettacolo, normalmente inaccessibile ai non addetti ai lavori. Detto ciò è evidente che ci sia un dazio da pagare: un’opera amplificata con sistemi elettroacustici, per quanto ottimamente, sarà sempre l’artefatto di un qualcosa scritto e orchestrato con criteri completamente diversi: l’effetto evidente da “base” dell’orchestra per voci in un rilievo innaturale e appiattite nelle dinamiche, è quasi la regola in operazioni del genere, senza contare l’adattamento alle normali difficoltà date dalle esecuzioni “en plein air”. Quindi se è innegabile il valore mediatico e promozionale di queste tipologie di produzione, quello artistico passa in secondo piano, evidentemente sacrificato alle ragioni della situazione, cosa che rende difficile valutare obiettivamente l’esecuzione. Ciò in attesa che, finalmente, anche in Italia si commissionino e realizzino opere fatte per utilizzare nativamente le nuove tecnologie, senza riciclare all’infinito la solita ventina di titoli storici da ricucinare in tutte le salse. Comunque l’operazione ha mostrato prima di tutto un trio protagonista assolutamente ben centrato nei ruoli, vocalmente sontuoso ed espressivo nella recitazione: Angela Nisi, Marco Caria e Luciano Ganci (applauditissimo nell’iconica Vesti la giubba) hanno mostrato solidità e disinvoltura che hanno ben travalicato le obiettive difficoltà della situazione. Alcune defaillance, impietosamente amplificate, sono state avvertibili in qualche ruolo secondario, ma in generale il palcoscenico ha funzionato egregiamente. L’altro punto di forza dello spettacolo è stato un allestimento essenziale che nella situazione ha evitato le solite scenografie didascaliche per rivestire direttamente con l’azione uno spazio teatrale/metateatrale segnalato da pochi elementi indicativi, ben realizzati da Antonella Conte e colorato dai vivaci e tradizionali costumi di Luisella Pintus e dalle luci di Tony Grandi. La regia di Alberto Gazale ha quindi saputo ben riempire coi giusti movimenti e le necessarie geometrie uno spazio difficile, senza bisogno di orpelli superflui, per realizzare correttamente la narrazione scenica e svolgere in maniera convincente i meccanismi drammaturgici. Il tutto è stato diretto con buon mestiere da Sergio Oliva e l’affidabile partecipazione dell’orchestra e del coro dell’Ente, preparato da Antonio Costa. In conclusione l’opera spogliata dai suoi luoghi e meccanismi deputati sicuramente perde qualcosa, e non può diventare la regola per uno spettacolo di qualità; però “l’evento” acquisisce indubbiamente un grande pubblico, sperando che almeno una parte possa passare dalla cultura dell’abitudine all’abitudine alla cultura, vero scopo per chiunque si occupi di spettacolo artistico e in particolare di teatro musicale.