Roma, Teatro Quirino Vittorio Gassman” Pensaci Giacomino!

Roma, Teatro Quirino Vittorio Gassman
PENSACI GIACOMINO!
di Luigi Pirandello
Con Pippo Pattavina 

e con Debora Bernardi, Diana D’Amico, Francesca Ferro, Giuseppe Parisi, Giampaolo Romania, Riccardo Tarci e Aldo Toscano
Scene di Salvo Manciagli
Luci Santi Rapirarda

Regia Guglielmo Ferro
Progetto Teatrando
Roma, 12 Marzo 2024
“Ridano, ridano pure di lui tutti i maligni! Che risate facili! Che risate sciocche! Perché non capiscono… Perché non si mettono al suo posto… Avvertono soltanto il comico, anzi il grottesco, della sua situazione, senza penetrare nel suo sentimento!… Ebbene, che glie n’importa? Egli è felice.”
(L. Pirandello, Pensaci Giacomino!)
In una narrazione che si snoda tra le pagine della prestigiosa raccolta “La giara”, pubblicata per la prima volta nel 1927, e che aveva visto la luce inizialmente sulle colonne del «Corriere della Sera» nel lontano 1910, Luigi Pirandello ci offre un’opera che, successivamente rielaborata per il palcoscenico tra il 1916 e il 1917, emerge come un luminoso esempio della sua maestria nel trascendere i confini di una realtà intesa in termini meramente deterministici. Attraverso questa storia, Pirandello naviga nelle complesse acque delle dinamiche umane, offrendoci uno sguardo profondo sulle sfaccettature più nascoste dell’esistenza. La novella narra le vicende di Agostino Toti, un settantenne professore di liceo in procinto di ritirarsi, il quale, nonostante sia consapevole della propria mancanza di fascino e dell’impossibilità di essere corrisposto nel suo amore, decide di sposare Maddalena, la giovane figlia del bidello della scuola. Con questo gesto, Toti intende garantire alla donna una vita dignitosa grazie alla sua imminente pensione e a un’eredità di duecentomila lire ricevuta da un fratello emigrato in Romania, denaro che egli, tuttavia, sceglie di non utilizzare per sé. Il matrimonio di Toti con Maddalena è un atto di generosità disinteressata, volto a migliorare la condizione di una giovane proveniente da un ceto sociale meno agiato, un gesto che eleva Maddalena socialmente e finanziariamente. Non meno significativa è la decisione di Toti di estendere la sua benevolenza a Giacomino, un ex alunno a lui particolarmente caro, trovandogli un impiego presso la Banca Agricola e facendo in modo che il giovane potesse avere rapporti con Maddalena, dalla quale nasce un bambino. Per Toti, sposare Maddalena non era stato un gesto di amore romantico, bensì di affetto quasi paterno. Tuttavia, la situazione prende una svolta inaspettata quando si scatena lo scandalo nel paese, alimentato dalla relazione extraconiugale di Maddalena e dall’atteggiamento insolitamente aperto del professore. Di fronte all’agitazione crescente della moglie, che si chiude in camera da letto rifiutandosi di uscire, Toti decide di affrontare il problema direttamente, recandosi a casa di Giacomino per comprendere le ragioni di tale comportamento. La scoperta che Giacomino ha intenzione di rompere ogni legame con Maddalena per sposare un’altra donna spinge Toti ad adottare una posizione ferma, minacciando di rovinare la reputazione e la carriera del giovane se non avesse rivisto le proprie decisioni. La narrazione si chiude con un monito del professore, lasciato a Giacomino sulla soglia di casa: “Pensaci Giacomino!” appunto, un invito a riflettere sulle conseguenze delle proprie scelte. In questa produzione teatrale diretta da Guglielmo Ferro, il pubblico è testimone di una straordinaria esplorazione del conflitto intrinseco tra gli aneliti individuali e le responsabilità nei confronti della collettività. Ferro, con un approccio registico di rara maestria e chiara consapevolezza del testo teatrale, plasma un’esperienza scenica dove il nucleo emotivo e narrativo del dramma si rivela attraverso un’intensa lavorazione sugli attori, focalizzandosi sul potere espressivo della respirazione, l’articolazione delle parole, la profondità delle intenzioni e l’eloquenza dei silenzi. Questa modalità interpretativa, che potrebbe essere superficialmente catalogata come “classica“, si rivela invece sorprendentemente innovativa grazie alla sua esecuzione impeccabile. La regia riesce a conferire infatti una nuova freschezza a tecniche recitative tradizionali, dimostrando come un’interpretazione focalizzata e ben calibrata possa trascendere le convenzioni e aprire nuovi orizzonti espressivi nel panorama teatrale. La scenografia di Salvo Manciagli si distingue per la sua essenzialità e funzionalità, talvolta sfiorando il simbolico, in perfetta armonia sia con la psicologia dei personaggi che con il tessuto narrativo dell’opera. Gli elementi scenici sono stati concepiti con cura, mirando a un’estetica che, pur nella sua semplicità, risulta essere profondamente significativa e immersiva. I camerini degli attori sono chiaramente visibili attraverso le cinque porte che fungono via via da aule scolastiche e  nelle stanze delle diverse ambientazioni. La luce proietta una delicata aura sui visi riflessi nei grandi specchi da trucco, mentre gli attori attendono con ansia il loro momento sul palcoscenico, immersi nei loro personaggi e pronti a pronunciare la loro battuta. L’illuminazione di Santi Rapirarda, infatti, gioca un ruolo cruciale nell’evocare l’atmosfera desiderata, dirigendo l’attenzione dello spettatore verso i personaggi e i momenti chiave con precisione e sensibilità. Le luci si intrecciano armoniosamente con la narrazione, amplificando le emozioni in scena e contribuendo a definire il tono generale dell’opera. Anche la componente musicale assume un ruolo fondamentale, arricchendo lo spettacolo con le sue atmosfere. La scelta dei brani e delle melodie accompagna lo spettatore in un viaggio emotivo, permettendo un’immersione totale nelle vicende narrate e facilitando un coinvolgimento più profondo e personale. Il cast ha offerto interpretazioni magistrali, con una menzione speciale per il talento indiscusso di Pippo Pappavita. La sua presenza scenica, ormai riconosciuta e apprezzata da anni nei ruoli pirandelliani, in questa occasione brilla particolarmente, evidenziando una sinergia quasi telepatica con Guglielmo Ferro. Pappavita, con un trasporto emotivo palpabile, porta in vita le pagine di questo capolavoro meno noto al grande pubblico, dimostrando ancora una volta la sua eccezionale capacità interpretativa. L’ensemble degli attori, senza eccezioni, si rivela all’altezza della sfida, conferendo allo spettacolo una ricchezza e una profondità che trascendono la semplice rappresentazione scenica. Il pubblico del Quirino ha risposto con entusiasmo vibrante, tributando agli artisti un’ovazione carica di passione e convinzione. PhotoCredit@CristianFoto /Redazione La Sicilia