Roma, MAXXI: “Quando la Mostra Diventa Giostra – ‘Ambienti 1956-2010’ Trasforma l’Arte in Parco Giochi”

Roma, MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo
AMBIENTI 1956-2010 ENVIRONMENTS BY WOMEN ARTISTS II
gallerie 2, 3, 4, sala Gian Ferrari e piazza del MAXXI
a cura di Andrea Lissoni, Marina Pugliese, Francesco Stocchi
Roma, 25 Aprile 2024
La mostra “Ambienti 1956 – 2010. Environments by Women Artists II” al MAXXI offre uno sguardo approfondito sui contributi di diciotto artiste alla creazione di ambienti artistici.
Il progetto espositivo, curato da Andrea Lissoni, Marina Pugliese e Francesco Stocchi, si basa su una ricerca dettagliata che attinge da un vasto archivio di materiali, tra cui fotografie, progetti architettonici e recensioni, per ricostruire opere spesso smantellate dopo la loro prima mostra.  Tra le artiste presentate vi sono figure storiche e contemporanee come Judy Chicago e Zaha Hadid, creando un ponte tra passato e presente nell’arte ambientale. La mostra , occupando l’intero primo piano e gli spazi esterni, si propone altresì come un’innovativa celebrazione dell’architettura del museo, trasformandolo in un ambito aperto e dinamico che invita a un approccio più libero e diretto con l’arte. Questa esposizione esorta i visitatori a trascendere la tradizionale dicotomia tra opera e spettatore, stimolando l’identificazione di nuove modalità di interazione artistica, che coinvolgono direttamente il corpo e la sensorialità del pubblico. L’introduzione di ambienti immersivi rappresenta una risposta diretta al trend crescente di musei che adottano tecnologie video-digitali, simili a quelle cinematografiche, piuttosto che metodologie espositive tradizionali legate alla storia dell’arte. Questa tendenza evidenzia una problematica: la potenziale perdita dell’autenticità artistica a favore di un’esperienza ludica che può confondere il museo con un’area di intrattenimento, come testimoniato dal comportamento di bambini e adulti che trasformano involontariamente gli spazi espositivi in luoghi di gioco. Questa condizione si manifesta in un cambio di paradigma per il personale di servizio, che passa da custodi della quiete e dell’ordine a soggetti passivi di una massa orientata più alla condivisione superficiale sui social media, come TikTok e Instagram, che all’approfondimento o al rispetto dello spazio e delle opere esposte. L’attuale modalità di fruizione non soddisfa coloro che cercano un’esperienza più riflessiva e informativa, offuscata da didascalie che passano inosservate tra l’euforia collettiva. Inoltre, il dibattito sulla “instagrammabilità” delle opere d’arte mette in luce come la pervasività dei social media stia modellando le pratiche artistiche contemporanee. Artisti e curatori sono sempre più indotti a pensare all’impatto visivo immediato delle opere, privilegiando quelle che si prestano efficacemente a essere condivise online. Questo fenomeno sta influenzando non solo il modo in cui le opere vengono create o rielaborate nelle esposizioni, ma anche come vengono percepite e consumate dal pubblico, che spesso privilegia la componente estetica e la possibilità di una fotogenicità che garantisce visibilità e popolarità. La sfida per i musei e per gli artisti sarà quindi quella di bilanciare queste tendenze emergenti con la necessità di preservare la profondità e l’integrità dell’esperienza artistica, una questione che sta diventando sempre più cruciale nell’ambiente artistico contemporaneo. Sino al 30 Ottobre 2024. Photocredit@CinziaCapparelli