Roma, Teatro Vascello:” Poetica” e le poesie di Franco Arminio

Roma, Teatro Vascello
POETICA
poesie di Franco Arminio
con Caterina Carpio, Federica Dominoni, Tindaro Granata, Emiliano Masala, Francesca Porrini

testi e regia Tindaro Granata
elaborazione drammaturgica Proxima Res
scene e costumi Margherita Baldoni
disegno luci Stefano Cane
assistente alla regia Federica Dominoni
produzione Proxima Res
Roma, 26 Aprile 2024
“Più la scena del mondo diventa turbolenta più sale la necessità e utilità della poesia”. Franco Arminio

Franco Arminio emerge come il poeta della parola sussurrata, un artigiano delle sillabe che tocca con mano ferma ma leggera per poi liberarle nell’aria. È un poeta dell’ascolto, posizionando la parola e il corpo umano al centro della sua opera. Arminio si distingue anche come voce delle comunità effimere, del raccoglimento e delle gioie quotidiane, proponendosi come un cantore postmoderno che, dalle ceneri dell’umanità, invita a godere degli attimi di bene. Biograficamente, Arminio è profondamente legato all’Irpinia, una regione segnata dal terremoto, tema che traspare nella sua poesia con riflessioni sul passaggio del tempo e sull’abbandono. Errante e profondo conoscitore dei territori marginali italiani, trasforma questi scenari in un palcoscenico per una teatralità ormai perduta. Nella sua ricerca, che si estende all’etnologia e alla linguistica, Arminio esplora il confine tra vita e morte, proponendo una visione quasi metafisica del paesaggio. I suoi versi sono un diario di viaggio che mette a confronto l’individuo con la collettività, riflettendo su un bisogno di armonizzare arte e ambiente, resistendo alla riduzione dell’arte a mero consumo culturale. “Poetica” rappresenta un’esplorazione “umanografica” dell’identità italiana, un percorso attraverso i paesaggi emotivi e culturali che hanno plasmato le comunità locali. Questa produzione della compagnia Proxima Res, guidata dalla visione drammaturgica e regia di Tindaro Granata, ha trovato nel Teatro Vascello di Roma il palcoscenico ideale per il suo ritorno. Il lavoro si fonda sul corpus poetico di Franco Arminio, poeta che ha generosamente offerto alcune delle sue opere alla compagnia, integrandole così nella trama dello spettacolo. L’interpretazione scenica, risultato della collaborazione tra il regista e gli interpreti—Caterina Carpio, Mariangela Granelli, Emiliano Masala e Francesca Porrini—, tesse una narrazione che va oltre la semplice recitazione. “Poetica” è il luogo dove le voci dei paesi si fondono con la memoria di chi li ha vissuti: sono le chiacchiere dei vicoli, la quiete dei panorami che accolgono i ritorni natalizi, il calore familiare delle riunioni attorno al tavolo, la continuità di un forno che non ha mai smesso di cuocere lo stesso pane, i riti della sera e le inevitabili riflessioni che accompagnano il ritorno. Tuttavia, “Poetica” affronta anche i momenti di crisi, come l’abbandono, il lutto, gli scontri e le difficoltà nell’amare. Queste tematiche sono intrecciate nella vita dei personaggi, offrendo allo spettatore una riflessione profonda sull’esperienza umana, tra dolore e bellezza. Il Teatro Vascello, con la sua atmosfera intima e la sua storia legata alla drammaturgia innovativa, amplifica la potenza di queste narrazioni, rendendo “Poetica” non solo uno spettacolo, ma un vero viaggio nell’anima collettiva e nelle sue manifestazioni più autentiche. La compagnia teatrale ha sapientemente distillato in cinque quadri tematici l’essenza dell’abbandono, un sentimento universale impresso nella memoria collettiva. Ogni quadro, intensamente legato alle poesie di Franco Arminio, esplora diversi aspetti di questa emozione, creando una mappa emotiva che si snoda sul palcoscenico. Sotto una luce arancione che avvolge lo spazio in una calda intimità, il palco è scandito da cinque stendini di legno, simboli della presenza umana e fulcri narrativi dello spettacolo. Ogni stendino trasforma il proprio ruolo quotidiano per adattarsi ai ricordi dei personaggi: da tavola per il cenone natalizio a letto di partenze dolorose, da altare di preghiere private a balcone di solitudini non scelte. Questi oggetti comuni diventano così porte d’accesso a storie profondamente personali e universali, evidenziando la maestria con cui la compagnia ha tessuto il dialogo tra spazio scenico e narrativa. Con uno stile che confonde la linea tra il personale e l’universale, lo spettacolo riesce a catturare la complessità delle emozioni umane, rendendo ogni momento un’evocazione potente della vita come è vissuta e come potrebbe essere stata. Gli interpreti incarnano con fedeltà i personaggi narrati, dando vita a frammenti di esistenza intensamente privati eppure universalmente riconoscibili. La loro abilità nell’esprimere temi individuali su un piano collettivo emerge attraverso una gamma di scritture e interpretazioni distinte, ciascuna unica e non omogenea, ma capaci insieme di tessere una narrazione corale coerente. I personaggi si trasformano in veri e propri paesaggi emotivi, nei quali la parola poetica di Arminio e quella drammaturgica si fondono in un equilibrio impeccabile. Questa sinergia preserva l’identità di entrambi gli stili, ma crea anche una sintesi ricca e autonoma. Questo intreccio linguistico è realizzato con una solerzia che testimonia una profonda maestria artistica. La raffinatezza delle interpretazioni, l’incantevole bellezza della scenografia e i sussurri emotivi evocati hanno profondamente toccato il pubblico, che ha risposto con un caloroso applauso e una marcata partecipazione al termine dello spettacolo. Questa forte reazione testimonia non solo l’efficacia dell’espressione artistica in scena, ma anche la profonda connessione emotiva stabilita tra gli attori e gli spettatori. In scena sino al 28 Aprile 2024.