Gioachino Rossini (1792-1868): “La Cenerentola”

Melodramma giocoso in due atti, libretto di Jacopo Ferretti. Orchestra e Coro della Fondazione Petruzzelli di Bari , Evelino Pidò (direzione d’orchestra),  Daniele Abbado (regia), Gianni Carluccio (Scene), Giada Palloni (costumi),  Guido Levi (luci).  Josè Maria Lo Monaco (Angelina),  Maxim Mironov (Don Ramiro), Roberto De Candia (Dandini), Paolo Bordogna (Don Magnifico), Eleonora Cilli (Clorinda), Alessandra Volpe (Tisbe). Registrazione: Bari, Teatro Petruzzelli, 9-11 aprile 2010.  162′ 2 DVD Dynamic 33662
Cosa abbia ha portato la Dynamic a pubblicare questa edizione della Cenerentola rossiniana in tutta sincerità è un mistero. Sulla parte di visiva di questo allestimento, visivamente piuttosto deprimente, di Daniele Abbado  vi rimandiamo alla nostra recensione in occasione della ripresa al Teatro Comunale di Bologna. In realtà non ci sarebbe moltissimo da dire nemmeno sul piano musicale. Uno spettacolo piuttosto  sottotono anche su questo versante. La concertazione di Evelino Pidò non è in grado di creare un reale rapporto costruttivo con il palcoscenico e, in aggiunta mostra una chiara instabilità ritmica. Il cast vocale poi, appare piuttosto sottotono. Josè Maria Lo Monaco è una Angelina soave e malinconica, vocalmente però non va oltre la correttezza. Il fraseggio è accurato ma anche piuttosto affettato. Non convince  del tutto il colore del registro medio-basso bello ma piuttosto opaco e anche non molto consistente. Il registro acuto poi mostra una certa tensione. La vocalizzazione poi è alquanto scolastica. Una cantante che, partita dal Barocco, ora guarda ad altri orizzonti, in cerca di una nuova dentità vocale. Maxim Mironv è complessivamente un valido Don Ramiro. Mostra varietà e finezza nei fraseggi, vocalizza bene e anche il timbro ha acquisito un maggior corpo. In Dandini Roberto De Candia non vanta certo uno strumento di colore  gradevolissimo, ma  la voce c’è e canta con morbidezza, fraseggia con stile. Va detto però che nell’aria detta dell’ape, la vocalizzazione rossiniana  non è certo  il suo forte. Paolo Bordogna (Don Magnifico) si destreggia con la consueta consumata abilità. La ripresa video è però impietosa nell’evidenziare una certa tendenza a  un eccessivo immascheramento del suono che porta a poco gradevoli nasaleggiamenti. Che dire dell’Alidoro di Nicola Ulivieri? Cerca di uscirne alla meno peggio nel Là del ciel nell’arcano profondo anche se le difficoltà, purtroppo, sono evidenti. Simpaticamente acidule e divertenti Eleonora Cilli (Clorinda) e Alessandra Volpe (Tisbe). Non esaltante la prova dell’Orchestra del Petruzzelli. Corretto il coro. Una edizione non certo fondamentale nella ormai piuttosto ampia scelta video di quest’opera. Perchè poi in 2 dvd?

One Comment

  1. michele.macaluso@fastwebnet.it

    Misi dà l’opportunità di commentare l’articolo relativo alla andata in scena della Cenerentola del grande Gioacchino Rossini.Pur non essendo stato presente alla recita posso anche accettare le manchevolezze vocali di alcuni interpreti per me sconosciui,ma ciò che voglio contestare è la realizzazione ad opera del regista. Come sempre stigmatizzo, come sempre ho fatto e continuo a fare l’opera dei tanti,purtroppo, registi che a mio parere stanno uccidendo la nostra lirica.Da troppi teatri anche nel nostro più imporatnte teatro si dà aggio di presentare qualsiasi opera nelle forme più bescere e sgraziate con l’unico imperativo di trasportare le vicende storiche dei libretti ai nostri giorni attraverso scenografie (assurde e cretine) costumi fuori da qualsiasi buon gusto. Presentare una Cenerentola in cucina vicino ai fornelli del gas non vedo con quale spirito si possa giudicare. Se il pubblico poi applaude questo non giustifica l’opera del regista e compagni anzi mi fa credere che anche l’onoreole spettatore che sborsa a volte centinaia di aeuroper essere presente a tali misfatti mi preoccupa per la poca cultura e a volte anche la mancanza di intelligenza nel non voler dare rispetto verso il compositore.(comprendere il segreto che è insito in ogni capolavoro lirico necessita di tanta vera passione oltre ad un bagaglio di studio o a limite di fattiva curiosità. Purtroppo viviamo in un’epoca priva di valori a scala planetaria. Peccato!!!!

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