Venezia, Teatro La Fenice:”Così fan tutte” (cast alternativo)

Venezia, Teatro La Fenice, Stagione Lirica 2012
“COSI’ FAN TUTTE,ossia la scuola delle amanti (K588)
Dramma gioco in due atti su libretto di Lorenzo Da Ponte
musica di Wolfgang Amadeus Mozart
Fiordiligi ELENA MONTI
Dorabella PAOLA GARDINA
Guglielmo ALESSIO ARDUINI
Ferrando LEONARDO CORTELLAZZI
Despina REGULA MUEHLEMANN
Don Alfonso LUCA TITTOTO
Coro e Orchestra del Teatro La Fenice di Venezia.
Direttore d’orchestra Antonello Manacorda
Maestro del coro Claudio Marino Moretti
Maestra al cembalo Roberta Ferrari
Regia Daminao Michieletto
Scene Paolo Fantin
Costumi Carla Teti
Luci di Fabio Barettin
Nuovo allestimento Fondazione Teatro La Fenice
Venezia, 19 febbraio 2012

Eccoci dunque al terzo capitolo della trilogia Da Ponte-Mozart, nella visione del regista veneziano Damiano Michieletto. Veniamo proiettati in una struttura architettonica in periatto ben articolata che rappresenta gli interni di un Hotel. Passiamo dalla reception, a un corridoio con ascensore, il salone con bar e la stanza delle due sorelle. Siamo quindi sempre in ambienti interni. L’epoca: una contemporaneità non ben definita. In questo contesto piuttosto claustrofobico, si svolge il gioco delle coppie mozartiano. Ci viene subito da chiederci, ha senso l’attualizzazione di quest’opera?…Al termine dello spettacolo si può tranquillamente dire di no. Michieletto, aiutato sicuramente dal bell’impianto scenico di Paolo Fantin, impone un certo ritmo alla vicenda, ma non crea certamente una nuova visione dell’opera, anzi, certe soluzioni rimangono dubbie o irrisolte. L’impressione è che, a un certo punto, il regista si sia perso per strada e non sapendo quale via intraprendere, abbia esasperato certi atteggiamenti interpretativi (ad esempio l’esagerata violenza tra Ferrando e Guglielmo nel secondo atto) portandoli a  una sorta di nevrosi generalizzata. E’ irrisolta la visione di Despina. Cameriera d’albergo?…Ma ha così tanta confidenza con due clienti? Perchè, in una logica teatrale così attuale e realistica, Don Alfonso, qui il direttore o proprietario dell’albergo, deve apparire così smaccatamente “finto vecchio”? Per seguire il libretto di Da Ponte? Ma tanto non lo si è seguito per tutto il resto. Il finale poi “non giocoso” con le coppie “scoppiate”, non è certo una novità, già visto più volte. In conclusione: una sorta di ” bella scatola” che però contiene un “regalo” gradevole, ma nulla più, lasciando un senso di delusione. In tal senso appaiono “piacevolmente anonimi” gli abiti firmati da Carla Teti.
E veniamo alla parte musicale dello spettacolo. Un cast complessivamente ben amalgamato e, cosa che fa molto piacere, ci fa  sentire un Mozart al 99% italiano. La direzione di Antonello Manacorda è stata varia nella dinamica, abbastanza dosata nel rapporto strumenti-voci (anche se qua e la qualche sonorità è stata “sopra le righe”). Elena Monti ci ha offerto un’ottima interpretazione del difficile personaggio di Fiordiligi.  Sicura nel canto di agilità (“Come scoglio”) così come in quello spianato (“Per pietà bell’idol mio”) soave e nobile. Paola Gardina sfoggia un timbro accattivante e vellutato, un’emissione morbida, una dizione chiara e accurata e solo le si può rimproverare qualche emissione non ben appoggiata sul fiato. Regula Muehlemann è indubbiamente una bella ragazza ma canta maluccio, ha un timbro scarsamente significativo, è a volte pettegola o stridula in alto, ha delineato una Despina che dice ben poco. Piuttosto alterno Leonardo Cortellazzi. Il tenore lombardo ha mostrato buone intenzioni ma non un pieno controllo della vocalità. La tendenza è a un canto di fibra e di conseguenza si è percepito un certo disagio in una pagina come “Un’aura amorosa”. Nel complesso, un Ferrando elegantemente appassionato e anche abbastanza eloquente. Apprezzabili qualità vocali quelle di Alessio Arduini.  Ci è parso vario, eloquente, sobrio anche se con una tendenza a cantare un po’ troppo sul “forte”. Temeva di non essere sentito?  Luca Tittoto è stato un ottimo Don Alfonso, dall’emissione eccellente, dalla tecnica  raffinata e dal fraseggio nobile ma al tempo stesso brioso, morbido, vario. Buona la prova dell’ochestra. Leggermente sottotono il Coro. Successo caloroso. Foto Michele Crosera – Teatro La Fenice di Venezia

2 Comments

  1. Omar Missini

    Michieletto lavora troppo. Non nel senso che è troppo presente, ma nel senso che lavora proprio troppo: e quindi qualcosa non gli viene. Stanchezza di un attimo. Descritta così sembrava una copia, e visivamente, del così fan tutte di Claus Guth, che è una meraviglia di spettacolo. Senza ironia, forza Michieletto!

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