Le cantate di Johann Sebastian Bach: Epifania del Signore

Tanto solenne è stata nei tempi antichi la festa dell’Epifania che gli ordinamenti liturgici sono stati costretti a registrarne, sotto la spinta della devozione popolare, un prolungamento di celebrazione della lunghezza di sette giorni culminanti in un rito particolare che, ubicato a sette giorni di distanza dalla Festa a cui si riferisce prende il nome Ottava. Tale pratica, di origine ebraica,  si era diffusa a tal punto da interessare anche la Pasqua, la Pentecoste e moltissime Feste dei Santi tanto da venire raccolta in un libro liturgico a sé stante, denominato appunto “Ottavario”. Le discipline liturgiche moderne hanno poi cancellato queste feste, oppure le hanno mantenute vive più sotto il profilo nominativo che sotto quello contenutistico, ma l’impostazione della celebrazione dell’Epifania, che è poi quella della manifestazione del Salvatore, è rimasta tanto che le domeniche immediatamente seguenti sono chiamate nel calendario con gli appellativi  domenica prima, seconda, terza ecc. dopo l’Epifania. La quantità di domenica possibili è in  rapporto con la collocazione della Pasqua.  Fra l’Epifania e la domenica di settuagesima, che si ha a  tre domeniche prima del ciclo della di Quaresima si possono indicare così al  massimo sei domeniche.
Per la festività dell’Epifania Bach ci ha lasciato tre cantate (la terza, la troviamo collocata all’interno dell’Oratorio di Natale), la prima, in ordine cronologico, composta a Lipsia,  dove venne eseguita per la prima volta il 6 gennaio 1724, è Sie Werden aus Saba alle kommen BWV 65 (I re sono venuti da Saba).
Il testo è di Johann Spangerberg (1484-1550) tratto da da testi Biblici (Isaia, 60 vers.1-6) ed Evangelici (Matteo 2 vers.1-12). La musica di Bach è solennemente giocosa, a partire dal ritornello aperto dai corni, in un ritmo di danza sul quale si inserisce una bellissima s
crittura fugata del Coro. Segue un rapido Corale, recitativo e un’aria bipartita del basso con oboi da caccia  in cui è raffigurato il dono dei doni di oro, mirra e incenso. L’aria del tenore,anch’essa bipartita, caratterizzata da un bellissimo e ricco ritornello a dialogo dei fiati (corni, oboi, flauti) determina in modo quasi solenne, l’aspetto riflessivo-morale della cantata (già emerso nell’aria del basso: “L’oro non basta… via i regali vuoti”): dare a Gesù il vero dono, quello del proprio cuore. Il breve Corale “Ei, nun, mein Gott, so fall’ich dir” (Ora, mio Dio, mi rimetto
nelle tue mani) ribadendo il concetto: “Ora, mio Dio, mi rimetto
nelle tue mani”, chiude la Cantata.

Coro
Corno I/II, Flauto I/II, Oboe da caccia I/II, Violino I/II, Viola, Continuo
Tutti verranno da Saba, portando oro e incenso

e proclamando la gloria del Signore.
(Is 60,6)
Corale
Flauto I/II all’ unisono, Oboe da caccia I/II, Continuo
I re sono venuti da Saba, hanno portato oro, incenso e mirra,
alleluia!
Recitativo (Basso)

“Ciò che il profeta Isaia aveva predetto
si è realizzato a Betlemme.
I Magi compaiono davanti alla mangiatoia di Gesù
per adorarlo come loro Re.
Oro, incenso e mirra sono i preziosi doni
con i quali onorano Gesù nella stalla di Betlemme.
Mio Gesù, se penso al mio ruolo, devo anch’io volgermi alla tua mangiatoia e mostrarmi ugualmente riconoscente:
perchè questo per me è un giorno di gioia, in cui tu, Principe della vita, sei diventato la luce dei pagani e loro Salvatore.
Ma cosa posso portare a te, Re del Cielo?
Se il mio cuore non è poca cosa, accettalo con benevolenza
poiché non ho niente di più nobile da offrirti.”
Aria (Basso)
“L’oro di Ofir è troppo vile,
via, via, futili doni
estratti dalle viscere della terra!
Gesù vuole ricevere il tuo cuore,
popolo cristiano, offrilo
a Gesù per il nuovo anno!”
Recitativo (Tenore)
“Non disprezzare, luce della mia anima,
il cuore che umilmente ti offro;
contiene molte cose al suo interno
che sono frutto del tuo Spirito.
L’oro della fede, l’incenso della preghiera,
la mirra della pazienza sono i miei regali
che tu, Gesù, avrai per sempre come tua proprietà e mia offerta.
Ma se tu ti doni a me in cambio, mi renderai l’uomo più ricco della terra;
se io ho te, allora la suprema abbondanza del bene
sarà per sempre mia in paradiso.
Aria (Tenore)
Accettami come tuo possesso, ricevi il dono del mio cuore.
Tutto ciò che sono, ciò che dico, faccio,
penso, sia offerto, mio Salvatore, al tuo servizio.
Corale
Ora, mio Dio, mi rimetto
nelle tue mani.
Prendimi e custodiscimi
fino all’ultimo giorno,
fai di me ciò che vuoi
a beneficio della mia anima
e per l’esaltazione incessante
della tua gloria.

Lascia un commento