Venezia, Palazzetto Bru Zane, Festival “Charles Gounod: mistico o sensuale?”: mélodies

Venezia, Palazzetto Bru Zane, Festival “Charles Gounod: mistico o sensuale?”: mélodies

Venezia, Palazzetto Bru Zane, Festival “Charles Gounod: mistico o sensuale?”, dal 7 aprile al 5 maggio 2018
MÉLODIES”
Baritono Tassis Christoyannis
Pianoforte Jeff Cohen
Musiche  di Charles Gounod
Venezia, 17 aprile 2018
Charles Gounod: mistico o sensuale? È la domanda che si è posta anche Tassis Christoyannis, intrattenendo brevemente – com’è suo costume, tra il serio e il faceto – il pubblico, che gremiva la deliziosa sala dei concerti del Palazzetto Bru Zane, prima di interpretare una scelta di mélodies del compositore francese. La risposta non poteva che essere interlocutoria: nell’autore di Faust, misticismo e sensualità, sacro e profano si alternano in un equilibrio dinamico. Il che si evidenzia, in particolare, nella sua produzione di mélodies, un corpus di opere, che si contraddistingue anche per il suo pluralismo linguistico, comprendendo, accanto al gruppo più numeroso in francese, altre due nutrite serie di titoli rispettivamente in italiano e in inglese, risalenti agli anni dell’esilio londinese, cui Gounod fu costretto in seguito alla distruzione della propria casa a Saint-Cloud, nel corso della guerra franco-prussiana. Ognuno di questi brani – come si è colto durante il concerto – risente della specificità delle lingua straniera su cui è modellato: in particolare, quelli in italiano – molto graditi al pubblico inglese – rivelano una linea vocale influenzata dal belcanto.
Nato ad Atene, dove ha studiato canto, pianoforte e direzione d’orchestra, e perfezionatosi vocalmente, in Italia, con Aldo Protti, Christoyannis si è confermato ancora una volta, nel corso della soirée, un vero mattatore, coniugando alla finezza dell’interprete la verve e l’arguzia dell’uomo di spettacolo. Dotato di una voce ferma ed omogenea, dal timbro genuinamente baritonale, la sua performance è stata una lezione di vocalità liederistica, cantando diffusamente sul fiato e riservando un’estrema cura al testo poetico, in un perfetto equilibrio tra sottolineature e sfumature, senza mai alcuna ridondanza o forzatura. Analogamente essenziale, ma nel contempo espressivo, è risultato l’accompagnamento pianistico ad opera di Jeff Cohen – anch’egli musicista dalla solida formazione, attualmente docente di Lied e mélodie al Conservatorio di Parigi –, che da anni si esibisce insieme al baritono greco, in una proficua simbiosi.
Particolarmente briosa è stata la prestazione del cantante ateniese in Où voulez-vous aller? – inneggiante al viaggio verso terre lontane, “dove si ama per sempre” –, composta da Gounod all’età di ventun anni, dal seducente disegno melodico; intensamente espressiva in Départ – dai toni melodrammatici –, dove, al contrario, il desiderio di partire è un modo per sfuggire alle pene d’amore. Una spumeggiante esuberanza dell’amore e della natura, che si risveglia, ha animato Au printemps, dove Gounod – come nella delicata Aubade e nella belcantistica, affettuosa Quanti mai – non rinuncia a figurazioni pianistiche imitanti la chitarra, mentre un’atmosfera sognante ha avvolto Venise, che procede, come Ma belle amie est morte – quest’ultima intrisa di mestizia funebre –, al ritmo ondeggiante della barcarola. Traboccante di pathos è stata l’interpretazione di Maid of Athens – struggente addio di Lord Byron, in procinto di lasciare la Grecia dopo la rivoluzione, ad una bella ateniese –, di Heureux sera le jour – in cui il poeta, schiavo d’amore invoca la morte liberatrice –, e di À une jeune Grecque , da Saffo, con la sua lacerante opposizione tra il ritorno della primavera e la definitiva, prematura scomparsa di una fanciulla: tre mélodies composte da Gounod nella maturità. Ineccepibile Jeff Cohen nell’offrire a Cristoyannis un sicuro e partecipe sostegno, affrontando da par suo le raffinatezze armoniche con cui l’autore arricchisce di sfumature il testo poetico: modulazioni verso tonalità lontane (in Venise), l’opposizione tra maggiore e minore (in Prière), cromatismi e quinte aumentate (in Le Souvenir), concatenazioni inattese (in À une jeune Grecque). Applausi prorompenti, premiati da due bis ovviamente nel nome di Gounod: la cullante Sérénade (da Hugo) e la briosa Good night (da Shelley).

Share This

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *