Giuseppe Verdi (1813 – 1901): “Luisa Miller” (1849)

Giuseppe Verdi (1813 – 1901): “Luisa Miller” (1849)
Opera in tre atti su libretto di Salvatore Cammarano. Marina Rebeka (Luisa Miller), Corinna Scheurle (Laura), Judit Kutaisi (Federica), Ivan Magrì (Rodolfo), Bernhard Schneider (un contadino), George Petean (Miller), Marko Mimica (Il conte di Walter), Ante Jerkunica  (Wurm). Münchner Rundfunkorchester, Chor des Bayerischen Rundfunk, Ivan Repušić (direttore). Registrazione: Monaco, 24 settembre 2017 2 Cd BRKLASSIK 900323
Il panorama musicale bavarese teme pochi confronti in Europa, Negli ultimi anni al fianco dell’Opera di stato e della più blasonata compagine della Radio Bavarese si è ritagliata un proprio spazio anche la Münchner Rundfunkorchester capace di presentare oltre al repertorio sinfonico anche esecuzioni operistiche in forma di concerto di qualità decisamente apprezzabile. E’ il caso di questa “Luisa Miller” verdiana registrata e appena pubblicata dalla BRKlassik e che avrebbe potuto rivelarsi una delle migliori registrazioni dell’opera se il cast non presentasse un’unica ma grave pecca.
La parte strumentale è affrontata da Ivan Repušić con sensibilità e intelligenza. Il giovane direttore croato si conferma personaggio da seguire fra le figure emergenti della scena europea. La sua lettura evita giustamente di proiettare l’opera oltre il suo tempo e piuttosto guarda all’indietro verso quella tradizione belcantista che dell’opera verdiana – specie per i titoli precedenti la “trilogia popolare” – è l’humus di coltura naturale. Ecco quindi una direzione dai colori chiari e luminosi, dai ritmi brillanti di un sapore quasi donizettiano – si sentano al riguardo i fiati dell’ouverture quasi rossiniani nella conduzione – che contribuisce ad evidenziare l’unità stilistica di un’opera apparente incoerente nella sua natura transizionale tra attaccamenti al passato nei momenti più virtuosistici e improvvise aperture verso il futuro. Repušić riesce in qualche modo a far quadrare il cerchio fondendo in una visione unitaria le varie componenti le cui differenze risultano più apparenti che sostanziali.
Splendida protagonista e perfettamente in linea con la lettura del direttore risulta essere Marina Rebeka. Alle prese con il ruolo verdiano forse più difficile da rendere nella sua completezza la Rebeka riesce come pochissime nell’impresa. La ferma formazione belcantista e rossiniana le permette non solo di superare con scioltezza i passaggi di coloratura ma di toglierli dal mero artificio vocale per calarli in una costruzione complessiva del personaggio. Sicurissima nelle agilità ma non certo leggera la voce della Rebeka riesce così quando il dramma si accende ad affrontare con pienezza di voce anche i passaggi più drammatici senza però mai sacrificare quella pulizia vocale che le viene dal belcanto facendo balenare nei momenti più intensi del II atto – specie nel duetto con Wurm – lampi di autentico soprano drammatico. Se si aggiungono la sicurezza degli acuti, la bellezza di un timbro che oggi conosce pochi eguali e l’intensità del fraseggio non stupisce che ci si trovi di fronte ad una delle migliori esecuzioni documentate del ruolo.
Attorno alla Rebeka è un cast che non fa rimpiangere compagnie più blasonate. George Petean è un Miller dal timbro chiaro e luminoso, quasi da baritono nobile donizettiano, dall’ottima tecnica – il legato è ammirevole – e dall’accento sincero e commosso, perfettamente in linea con il taglio direttoriale.
Ben assortita la coppia dei bassi. Più cantabile il Walter di Marko Mimica capace di mantenere un canto nobile anche in un personaggio apparentemente così truce mentre scurissimo e tenebroso il Wurm di Ante Jerkunica. Forse troppo maturo per il ruolo ma sicuramente suggestivo il timbro profondo e vellutato della Federica di Judit Kutaisi.
Rimane purtroppo il Rodolfo di Ivan Magrì che purtroppo si mostra  impari al compito. La voce lirica e di bel colore sarebbe ideale per il ruolo ma è forse  l’unico elemento positivo. L’emissione faticosa, anche se sicura sugli acuti, il fraseggio alquanto plateale, minano  la tenuta complessiva di molti momenti,  tanto più che la vicinanza con la Rebeka lo espone a un continuo e piuttosto impietoso confronto.
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