Benjamin Britten (1913 – 1976): “The Rape of Lucretia” (1946)

Benjamin Britten (1913 – 1976): “The Rape of Lucretia” (1946)

Opera in due atti su libretto di André Obey. Christine Rice (Lucretia). Allan Clayton (Male Chorus).  Kate Royal (Female Chorus). Duncan Rock (Tarquinius). Matthew Rose (Collatinus). Michael Samuel (Collatinus), Catherine Wyn-Rogers (Bianca) e Louise Alder (Lucia). London Philharmonic Orchestra. Leo Hussain (direttore). Regia Fiona Shaw. Scene Michael Levine. Costumi Nicky Gillibrand. Luci Paul Anderson. Registrazione: Glyndebourne, 9 agosto 2015. T. Time: Opera 114′ – Extras 17′ 1DVD Opus Arte OA1219D

Lo strepitoso successo di Peter Grimes aveva fatto comprendere a Benjamin Britten di aver intrapreso la strada giusta per la sua carriera di operista alla quale teneva molto. Così, mentre la sua prima opera conquistava i teatri non solo inglesi, ma europei e americani, egli si accinse a comporre un’opera da camera in due atti che comprendono quattro scene e due interludi, The Rape of Lucretia, su libretto di Ronald Duncan il quale, oltre a Tito Livio, Ovidio e Shakespeare, s’ispirò soprattutto alla tragedia Le viol de Lucrèce di André Obey. Eseguita al Glyndebourne Festival Opera il 12 luglio 1946 sotto la direzione di Ernest Ansermet, ottenne un successo tale da essere subito ripresa al Covent Garden il 10 ottobre 1947. Autentico capolavoro del teatro musicale del Novecento, The Rape of Lucretia mette in scena il celebre episodio della storia romana in un modo estremamente originale con un Male Chorus (Coro maschile), impersonato da un tenore, e un Female Chorus (Coro Femminile), interpretato da un soprano che raccontano e commentano gli avvenimenti.
Di notevole interesse è la scelta di pubblicare, in DVD, da parte dell’etichetta OPUS ARTE, l’edizione andata in scena nel 2013 a Glyndebourne, pregevole sia per l’aspetto visivo che per quello musicale. Per quanto attiene al primo, risalta immediatamente all’occhio la scenografia scarna ed essenziale di Michael Levine, che, più che ai luoghi in cui è ambientata la vicenda (l’accampamento romano, la casa e la camera da letto di Lucretia), sembra alludere a uno spazio senza tempo e senza una collocazione precisa, facenso assurgere così la vicenda di Lucretia a simbolo ed emblema di tutte le violenze perpetrate nella storia dell’uomo. A suffragare quest’ipotesi di lettura contribuiscono i costumi di Nicky Gillibrand che ha creato un contrasto tra quelli borghesi e moderni del Male Chorus e del Female Chorus, che rimandano al secondo dopoguerra, periodo in cui l’opera è stata composta, e quelli, storicamente ascrivibili all’epoca romana, che contraddistinguono gli altri personaggi collocando la storia di Lucretia in qualunque luogo del mondo e in qualunque momento della storia umana. Estremamente curata nei dettagli è la regia di Fiona Shaw, attrice teatrale e cinematografica di livello internazionale che ha studiato ogni gesto e ogni espressione del volto nei minimi dettagli rappresentando i diversi caratteri dei personaggi sulla scena. La recitazione è perfetta e trova nella scena dello stupro uno dei momenti di più intensa drammaticità con Lucretia che, lungi dall’essere un modello ideale di purezza, diventa una donna reale nella quale la fedeltà è un sentimento autentico. Coerenti, infine, le luci di Paul Anderson.
Pregevole è anche l’aspetto musicale
a partire dalla concertazione di Leo Hussain che, sul podio della London Philharmonic Orchestra in formazione da camera, è riuscito ad esaltare tutte le sfumature della raffinata partitura di Britten attraverso sonorità adeguate e tempi perfetti che gli consentono di trovare un totale equilibrio con le voci. Nel ruolo del titolo Christine Rice unisce alla volcalità solida una straordinaria capacità di immedesimarsi nel personaggio dal punto di vista attoriale, dando vita ad un’intensa e drammatica scena dello stupro insieme con Duncan Rock, un Tarquinius energico, dalla voce baritonale brunita e potente. Alle prese con due ruoli particolarmente complessi, Allan Clayton (Male Chorus) e Kate Royal (Female Chorus) sono entrambi convincenti sia da punto di vista vocale dal momento che dispongono di un mezzo omegeneo in tutte le parti del registro, sia dal punto di vista scenico. Seguono e commentano, infatti, l’azione con la partecipazione emotiva richiesta. Di ottimo livello tutte le altre parti fianco: Matthew Rose (Collatinus), Michael Samuel (Collatinus), Catherine Wyn-Rogers (Bianca) e Louise Alder (Lucia).

Share This

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *