Franz Joseph Haydn 210 – 4 (1732 – 1809): “La sinfonia funebre” (1772) e “La Passione” (1768)

A 210 anni dalla morte
Sinfonia n. 44 “Trauer-Symphonie” (Sinfonia funebre) in mi minore. Hob. 1:44

Allegro con brio –
Menuetto (Canon) – Adagio – Finale. Presto
Durata: 24’ca

Ancora oggi non è stato possibile stabilire, da parte dei biografi, quale sia la ragione del titolo, Funebre, di questa sinfonia e chi glielo abbia attribuito, dal momento che il carattere serio e impegnato di questo lavoro non farebbe pensare ad un’ispirazione funerea. Secondo una tesi piuttosto plausibile, questo titolo sarebbe legato ad una circostanza biografica, in base alla quale Haydn, ricordando con commozione l’Adagio di questa sinfonia, avrebbe espresso il desiderio che esso fosse eseguito in occasione del suo funerale. Ciò non avvenne, anche se l’Adagio fu inserito, in seguito, nel programma di un concerto commemorativo in onore di Haydn tenuto a Berlino nel mese di settembre del 1809, esaudendo in parte la volontà del compositore.
Composta nel 1772, la Sinfonia n. 44 in re  minore condivide lo stesso sentimento serio e impegnato di altri lavori contemporanei di Haydn, come i quartetti dell’op. 20, lo Stabat Mater, Salve Regina o la Sinfonia n. 49 “La Passione”.
Il primo movimento, Allegro con brio, è strutturato, cosa abbastanza frequente nelle sinfonie di Haydn, su un unico tema che viene variato e si conclude nella coda con un disegno che richiama l’immagine del dolore, mentre il secondo, contrariamente alle regole della forma sinfonica, è un Menuetto che alcuni editori collocarono, secondo le regole, in terza posizione pensando ad una svista del compositore contravvenendo di fatto alla sua volontà di alleggerire la tensione del primo movimento prima di introdurre un’altra pagina, l’Adagio, di grande forza emotiva. Il tema di questo Menuetto è esposto secondo il procedimento del canone all’ottava ed è inserito in una scrittura contrappuntistica estremamente raffinata. Il terzo movimento, il famoso Adagio, dal quale trarrebbe il titolo la sinfonia, corrisponde, dopo il primo movimento, all’altro nucleo emotivo di questo lavoro soprattutto nel crescendo di grande e dolcissima forza espressiva; non meno intenso dal punto di vista emotivo è il Presto finale soprattutto nella parte iniziale dello sviluppo dove appare un frammento del tema principale.
Sinfonia n. 49  “La passione” in fa minore Hob. 1:49
Adagio –
Allegro di molto – Menuet – Finale. Presto
Durata: 26’ca

Composta nel 1768, la Sinfonia n. 49, il cui titolo La passione in alcune copie dell’epoca, e, in particolar modo, in una in lingua italiana, è sostituito da Il quacchero, si può annoverare tra quelle composizioni di Haydn ascrivibili alla corrente dello Sturm und Drang (Tempesta e assalto). Il carattere appassionato di questo movimento preromantico, che la sinfonia condivide con altre sinfonie di Haydn composte nello stesso periodo, è rilevabile sia nella scelta della tonalità, un cupo fa minore, sia nella struttura armonica costituita da accordi dissonanti. Proprio per questo motivo il titolo La passione non si riferisce tanto alla passione di Cristo, anche perché Haydn si era ispirato a questo argomento nella composizione della Sinfonia n. 26, ma allo stato emotivo dell’animo umano. La struttura formale, che segue quella della sonata da chiesa, in realtà, introduce solo apparentemente un clima religioso, dal momento che, non contenendo alcun corale, più che altro, contribuisce a creare un’atmosfera di carattere pensoso.
Dal punto di vista formale, la Sinfonia si apre in modo piuttosto insolito con un Adagio, che è un vero e proprio primo movimento, e non funge da introduzione come di consueto all’Allegro; pur essendo in andamento lento, questo primo movimento, che ricorda quello della già citata Sinfonia n. 26 “Lamentazione”, segue la struttura della forma-sonata con il primo tema, affidato ai violini, di carattere lirico e religioso, che contrasta nettamente con il secondo più vigoroso. Questo movimento, che presenta un ampio sviluppo, ha una scrittura contrappuntistica molto semplice, mentre la funzione dei fiati è limitata alla creazione dello sfondo. Nel secondo movimento, Allegro di molto, in cui la scrittura contrappuntistica è sensibilmente più complessa, sembra che venga rappresentata alla perfezione la figura del quacchero, che nel primo tema si mostra autoritario, mentre nel secondo atteggia il suo comportamento ad una certa bonomia; al di là della virtuale corrispondenza con il secondo titolo della sinfonia, anche in questo movimento i fiati si limitano a disegnare lo sfondo. Nel Minuetto ritornano gli intervalli melodici del quacchero, che riappariranno nel finale, mentre nel Trio il compositore dà vita ad uno dei rari momenti di spensieratezza e di buon umore di tutta la sinfonia. Un tema di carattere eroico apre il Finale, che si presenta concitato, mentre nella parte conclusiva ritornano gli intervalli del quacchero a marcare la concezione unitaria della sinfonia.    

 

 

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