Festival Verdi 2015: “Rigoletto”

Busseto, Teatro Verdi, Festival Verdi 2015
“RIGOLETTO”
Melodramma in tre atti su libretto di Francesco Maria Piave dal dramma Le roi s’amuse di Victor Hugo
Musica Giuseppe Verdi
Interpreti artisti del 53° Concorso Internazionale Voci Verdiane “Città di Busseto”
In collaborazione con Scuola dell’Opera del Teatro Comunale di Bologna
Il Duca CARLOS CARDOSO
Rigoletto DONGYONG HOH
Gilda MARIA BAGALÁ
Sparafucile MYEONGJUN SHIN
Maddalena SIQI LI
Giovanna DA MI LEE
Conte di Monterone ELYAR TAHOURI
Marullo MICHELE PATTI
Matteo Borsa MANUEL AMATI
Conte di Ceprano NICOLÒ DONINI
Contessa di Ceprano MARIANNA MENNITTI
Un paggio MARIANNA MENNITTI
Coro del Teatro Regio di Parma
Orchestra del Conservatorio di Musica Arrigo Boito di Parma
Maestro concertatore e direttore Fabrizio Cassi
Maestro del coro Martino Faggiani
Regia Alessio Pizzech
Scene e costumi Davide Amadei
Luci Claudio Schmid
Nuovo allestimento
Coproduzione Teatro Regio di Parma, Teatro Comunale di Bologna
In collaborazione con Comune di Busseto, Teatro Giuseppe Verdi di Busseto, Concorso Internazionale Voci Verdiane “Città di Busseto”, Teatro del Cerchio di Parma
Busseto, 15 ottobre 2015

Rigoletto un po’ strano e alterno quello andato in scena a Busseto: qualche bella idea da un punto di vista registico intravista qua e là ma che non trova il giusto sviluppo, qualche voce interessante sovrastata da parti che per poetica e tecnica prevalgono sui giovani interpreti… le produzioni bussetane incluse nel Festival Verdi mostrano ormai con chiarezza gli ovvi pro e contro dell’essere legate per la formazione dei cast al Concorso Internazionale Voci Verdiane “Città di Busseto”. Anche se occorre dire che quest’anno il livello medio delle prime parti è risultato sensibilmente migliore rispetto alla Traviata dell’edizione trascorsa. Problema non minore lo spazio offerto dal piccolo Teatro Giuseppe Verdi. Il regista Alessio Pizzech immagina un Rigoletto dall’involucro molto cinematografico, questa volta nel più stretto significato del termine. La storia di Rigoletto viene infatti concepita come un film che inizia con due maschere che scostano il sipario. È un cinema molto felliniano e, perché no, pulp quello a cui si ispira Pizzech: lo si intravede dal trucco di alcuni cortigiani (pesante e caricaturale fino a modificarne i tratti del volto, quasi pagliacci a loro volta che si prendono gioco del buffone di corte) e dai costumi ad opera di Davide Amadei – autore anche delle scene – che ricreano un Rinascimento di maniera, estremizzato, dai colori molto sgargianti. In contrasto con lo sfarzoso kitsch dei costumi troviamo una scena fissa per buona parte dell’opera che raffigura in bianco e nero l’interno del teatro: la vita come teatro? Idea non certo nuova né particolarmente accattivante. C’è qualche bella immagine, che ha come chiaro referente certo espressionismo tedesco (come i cortigiani che strisciano a terra dalle quinte per raggiungere il centro del palco) ma il lavoro sui personaggi, ancorché ben disciplinato nella distribuzione di entrate ed uscite, non riesce ad affrancarsi dal solito Rigoletto gigionesco, da una Gilda piuttosto esangue e da un Duca sbruffone. Insomma, per alcuni aspetti, un ‘film già visto’.
Dongyong Hoh ha dalla sua una figura che asseconda l’idea di un Rigoletto impacciato e goffo ed è sufficientemente disinvolto sulla scena. Possiede una voce ampia, chiara e di caratura quasi tenorile, afflitta da un vibrato insistito nel primo atto che si stempera nel corso della serata. La dizione molto confusa ed una musicalità un po’ grossolana lo portano ad un fraseggio spesso sui generis. Carlos Cardoso realizza nel complesso un discreto Duca. È piacente, ha un bel modo di porgere la parola, voce abbastanza sonora nei centri e leggermente assottigliata in acuto ma di timbro molto gradevole. Maria Bagalá ci risparmia da un Gilda troppo fragile grazie ad un discreto corpo vocale, non particolarmente svettante ma che con un maggior lavoro potrà dare buoni risultati nel repertorio strettamente lirico. Buona la coppia dei fratelli sicari: si impone lo Sparafucile di Myeongjun Shin mentre Siqi Li non tratteggia la solita Maddalena tutta ammiccamenti e suoni cavernosi, facendo affidamento sulla voce di timbro caldo e avvolgente. Il viso un po’ ingenuo e la figura paffutella tendono inoltre a connotarla fin da subito come personaggio ‘positivo’: una caratterizzazione ben riuscita. Il resto del cast o è passato inosservato o è risultato insufficiente. Fabrizio Cassi, a capo dell’Orchestra del Conservatorio di Musica “Arrigo Boito” di Parma, non avrà regalato una lettura di particolare teatralità ma non ha mai perso di vista il giovane cast impegnato sulla scena. E non è poco. Buona la prova del Coro del Teatro Regio. Il pubblico internazionale del Festival Verdi ha decretato un franco successo a tutta la compagnia. Foto Roberto Ricci – Teatro Regio di Parma