Palermo, Teatro Massimo: “Fra Diavolo”

Palermo, Teatro Massimo: “Fra Diavolo”

Palermo, Teatro Massimo, Stagione lirica 2018
FRA DIAVOLO”
Opéra-comique in tre atti en quatre actes, Libretto di Eugène Scribe.
Musica di Daniel François Esprit Auber
Fra Diavolo ANTONINO SIRAGUSA
Lord Cockburn MARCO FILIPPO ROMANO
Lady Pamela SONIA GANASSI
Lorenzo GIORGIO MISSERI
Mathéo FRANCESCO VULTAGGIO
Zerline DESIRÉE RANCATORE
Giacomo PAOLO ORECCHIA
Beppo GIORGIO TRUCCO
Un soldato GIUSEPPE TOIA
Un contadino TOMMASO CARAMIA
Orchestra e Coro del Teatro Massimo
Direttore Jonathan Stockhammer
Direttore del Coro Piero Monti
Regia Giorgio Barberio Corsetti
Scene Giorgio Barberio Corsettie Massimo Troncanetti
Costumi Francesco Esposito
Video Igor Renzetti, Lorenzo Bruno e Alessandra Solimene
Coreografia Roberto Zappalà
ripresa da C. Enrico Musmeci
Luci Marco Giusti
Prima esecuzione a Palermo dell’edizione in lingua francese
Nuovo allestimento del Teatro Massimo in coproduzione con il Teatro dell’Opera di Roma
Palermo, 27 marzo 2018
Un’Italia anni 50, fatta di carabinieri, briganti, turisti, inganni, frizzi e lazzi è il dove ideale in cui è stato ambientato il Fra Diavolo di Daniel Frrançois Esprit Auber, libretto di Eugène Scribe, in scena al Teatro Massimo di Palermo, per la prima volta in lingua francese con un nuovo allestimento in coproduzione con il Teatro dell’Opera di Roma. Lo spettacolo, grazie alla regia di Giorgio Barberio Corsetti e alle scene dello stesso Corsetti e di Massimo Troncanetti, è stato empatico. Immediatamente.  La messa in scena ha saputo integrare le scene, realizzate interamente con la stampante 3D, con una proiezione di video,  a cura di Igor Renzetti, Lorenzo Bruno e Alessandra Solimene, che, accostando pittura a fumetto, riescono a dare senso spaziale ed emozionale alla pièce. Importante e curata la gestione delle luci di scena di Marco Giusti. I costumi, di Francesco Esposito, curatissimi nei dettagli, sono stati supporto coerente e prezioso all’ambientazione drammatica: un’ipotetica Terracina dell’Italia post bellica, una pensione sul mare, un piccolo borgo coi panni stesi al sole, carabinieri in divisa, pantaloni a vita alta per i signori, abiti da passeggio per le signore. Un’opera comica, che si regge su intrighi, gelosie, passioni, maschere archetipiche. Sullo sfondo l’eterno contrasto fra bene e male. E, naturalmente, la doppiezza. Fra Diavolo è brigante e nobile, assassino e amante, ladro e gentiluomo. La partitura del Fra Diavolo, per dirla con le parole di Renè Leibowitz, “non è priva di pregi: vi si nota una disinvolta eleganza, una naturalezza di discorso che lasciano talvolta intravedere accenti rossiniani, ma che nell’insieme presentano una autentica originalità”. La naturalezza è davvero, a nostro giudizio, la cifra di un impianto musicale che sembra sgorgare e poi fluire senza affanni lungo il dipanarsi dell’azione scenica. L’Orchestra del Teatro Massimo, condotta dal Maestro Jonathan Stockhammer, ha restituito la brillantezza della musica in modo egregio. Generalmente di buon livello il cast. Antonino Siragusa, Fra Diavolo, è stato brillante e sicuro. Chiaro nell’emissione dei suoni, ha saputo restituire anche scenicamente la doppiezza melliflua del personaggio principale. Desirée Rancatore, è stata una eccellente Zerlina. Civettuola e svampita sulla scena, ha cantato con proprietà la parte: bella la linea di canto, sempre precisa nella gestione del registro acuto e delle agilità.  Il Lorenzo di Giorgio Misseri è stato solido sebbene in qualche passaggio abbia mancato del volume opportuno. Buona la prova di Sonia Ganassi in Pamela, la Lady in vacanza, un po’ ingenua un po’ leggera; è stata agile e sicura ma, come per Misseri, ci si sarebbe aspettato un volume più sostenuto in alcuni passaggi.  Il Lord Cockburn di Marco Filippo Romano è stato apprezzabile così come hanno restituito una buona performance, specie nell’atto finale, i due briganti comprimari interpretati da Paolo Orecchia e Giuseppe Turco. Il coro del Teatro, condotto dal Maestro Piero Monti, è stato preciso e solido per tutta la rappresentazione. Alla fine, con la luna nera che ghignava sul brigante morto e con il paese in festa, lunghi applausi hanno accompagnato al proscenio i protagonisti di una serata molto piacevole. Foto Franco Lannino e Rosellina Garbo

 

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