Festival Verdi 2011: “Falstaff”

Festival Verdi 2011: “Falstaff”

Parma, Teatro Farnese, Festival Verdi 2011
“FALSTAFF”
Commedia lirica in tre atti di Arrigo Boito, dalla commedia The merry Wives of Windsor e dal dramma The History of Henry the Fourth di William Shakespeare.
Musica di Giuseppe Verdi
Sir John Falstaff AMBROGIO MAESTRI
Ford LUCA SALSI
Fenton ANTONIO GANDIA
Dott. Cajus LUCA CASALIN
Bardolfo PATRIZIO SAUDELLI
Pistola MATTIA DENTI
Mrs. Alice Ford TAMARA ALEXEEVA
Nannetta BARBARA BARGNESI
Mrs. Quickly ROMINA TOMASONI
Mrs. Meg Page DANIELA PINI
Orchestra e Coro del Teatro Regio di Parma
Direttore Andrea Battistoni
Maestro del Coro Martino Faggiani
Regia Stephen Medcalf
Scene e costumi Jamie Vartan
Luci Simon Corder
Nuovo allestimento del Teatro Regio di Parma
Parma,  12 ottobre 2011

Sgombriamo subito il campo: a nostro avviso, questo è uno degli spettacoli più belli, funzionali e godibili che sia stato possibile vedere negli ultimi anni al Festival Verdi di Parma. Un esito artistico felicissimo, quindi, che saluta il ritorno dell’ultimo capolavoro di Verdi nella sua terra. La grande forza della messa in scena che vede la regia di Stephen Medcalf è quella di aver saputo sposare perfettamente l’azione in atto e le scene di Jamie Vartan con la splendida cornice del Teatro Farnese: un unicum di grandissima amalgama teatrale. E non poteva essere altrimenti: è il legno nelle sue varie declinazioni (il letto di Falstaff, la casa di Ford, la tinozza ristoratrice nella quale Falstaff tenterà di riprender forze dopo il “tonfo” nel Tamigi, la grande quercia di Herne per poi tornare ciclicamente al letto iniziale) il fil rouge di questo spettacolo che, come un raffinato acquerello a tinte ocra, sembra trovare la propria compensazione nel Teatro di corte farnesiano. Il disegno registico è sostanzialmente narrativo, connotato da pochi oggetti scenici, lineare ma non per questo scontato: l’ Osteria della Giarrettiera è individuata da subito dall’enorme letto di Sir John Falstaff, circondato dai compagni e da un Robin in armatura che fungerà da tramite per le missive amorose alle belle comari. Bauli in ogni dove, accatastati e alla rinfusa, rendono perfettamente la precarietà e l’indole del personaggio. Estremamente raffinato il quadro che vede l’arrivo delle dame: davanti al fondale fisso raffigurante una mappa di  Windsor, quasi un enorme disegno a china, alcuni mimi introducono file di lenzuoli stesi, che degradando in profondità, creano un bellissimo effetto spaziale. Sarà proprio dietro questi lenzuoli che si nasconderanno e ricompariranno le comari, il capannello degli uomini e la coppia di innamorati clandestini in un continuo gioco di corse e rincorse. Divertentissima la lunga schermaglia amorosa in casa Ford tra Alice e Sir John -emblematica nei costumi giocati sui toni del rosso dei due protagonisti- soprattutto grazie alla vistosa presenza scenica di quest’ultimo. Tornano nuovamente i lenzuoli stesi ma questa volta a rappresentare la tragicomica agonia di Falstaff tra le onde del Tamigi prima dell’ultima burla. Quest’ultima, al quadro conclusivo, convince meno quanto a inventiva: la grande quercia troneggia nel parco di Windsor con la prevedibile miriade di “spiritelli” per poi veder ricomparire al termine il grande letto di Falstaff su cui l’intera compagnia si getterà. I costumi, sempre a firma Vartan, sono stupendi, sobri, di evidente ispirazioni cinquecentesca: non fa affatto difetto la monocromia, considerato che a caratterizzare le diverse condizioni sociali dei personaggi sono il taglio e la foggia. Il disegno luci di Simon Corder non è particolarmente variegato, ma risulta di grande pertinenza, gradevolissimo nelle tinte ambrate e ovattate.
Il cast vocale è capitanato da Ambrogio Maestri nei panni di Falstaff. La voce suona estesissima, salda nella tenuta anche in zona acuta, il carisma letteralmente trascinante, bello l’accento sprezzante e estroverso. Un’esibizione veramente notevole, lontana da certi vezzi veristi cui è solito concedersi il baritono pavese. Altrettanto eccellente il Ford di Luca Salsi che si conferma fra le migliori voci dell’attuale panorama baritonale: bellissimo il colore scuro,  ottimo il sostegno così come la proiezione, tratteggia in modo molto elegante e mai canzonatorio il marito possessivo e sospettoso. Meno efficace il Fenton di Antonio Gandia: pur sforzandosi di dipingere il giovane innamorato con un fraseggio giustamente languido e mai stucchevole, le disuguaglianze tra i diversi registri risultano piuttosto evidenti. Molto buono il Cajus di Luca Casalin che fugge con intelligenza da una rappresentazione eccessivamente macchiettistica. Efficaci il Pistola di Mattia Denti (benché la voce in alcuni momenti suoni un po’ sorda)  e il Bardolfo di Patrizio Saudelli. Per quanto riguarda la compagine femminile, alla seconda rappresentazione Tamara Alexeeva ha sostituito l’indisposta Svetla Vassileva nei panni di Alice: un prestazione decisamente sottotono. Il personaggio di Alice vive delle frasi ammiccanti e scherzose nei confronti di Falstaff e del fitto “cicaleccio” con le altre comari: proiezione molto limitata, timbro querulo e fraseggio manierato hanno impedito a questa comare di trovare la giusta connotazione. Barbara Bargnesi è forse ancora un po’ acerba vocalmente ma la sua Nannetta è risultata complessivamente buona: molto belli i filati nei duetti con Fenton così come il fraseggio sognante durante il celebre Soffio etesio. Ci è piaciuta Romina Tomasoni come Quickly: la voce non sarebbe propriamente adatta alla parte della comare bonaria, ma canta con bella emissione, senza mai forzare alla ricerca di una maggiore ampiezza. Il fraseggio risulta simpatico, gioviale e spontaneo così come il disimpegnarsi in scena. Daniela Pini conferisce un’eleganza rara e molto garbata al personaggio di Meg. Andrea Battistoni dirige con buon piglio l’immenso materiale narrativo della partitura: poca però sembra l’attenzione ai difficili problemi di acustica imposti dal Teatro Farnese. Il suono dell’orchestra, collocata questa volta in buca di fortuna, risulta costantemente in primo piano rispetto alle voci, creando una sorta di “cappa” intorno al palco. Buone le prove dell’Orchestra e del Coro del Teatro Regio. Teatro non gremito ma caloroso successo per tutti: autentiche ovazioni per Ambrogio Maestri.
Foto Roberto Ricci Teatro Regio di Parma.


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