“Il Campiello” un “hit” del Sociale di Rovigo

“Il Campiello” un “hit” del Sociale di Rovigo

Rovigo, Teatro Sociale, Stagione lirica 2013-14
“IL CAMPIELLO”
Commedia lirica in tre atti. Libretto di Mario Ghisalberti, da Il campiello di Carlo Goldoni
Musica di Ermanno Wolf-Ferrari  
Gasparina CLAUDIA PAVONE
Lucieta ANNA VIOLA
Gnese CAROLINA LIPPO
Orsola JIULIJA SAMSONOVA KHAYET
Dona Cate Panciana MAX RENÉ COSOTTI
Pasqua Polegana NICOLA PAMIO
Zorzeto GIACOMO PATTI
Il cavalier Astolfi FILIPPO FONTANA
Anzoleto ITALO PROFERISCE
Fabrizio dei Ritorti GABRIELE BOLLETTA
Orchestra Regionale Filarmonia Veneta
Coro Li.Ve.
Direttore Stefano Romani
Regia Paolo Trevisi
Movimenti coreografici Claudio Ronda
Allestimento del Teatro Sociale di Rovigo. Produzione del Teatro Sociale di Rovigo inserita nel progetto i Teatri del Veneto alla Fenice.
Rovigo, 16 febbraio 2014   
Il Campiello - Rovigo, 2014Di contro all‘oblio più totale in cui languono le opere di Malipiero, Casella, Respighi, Pizzetti, Ghedini, il loro coetaneo Wolf-Ferrari, molto più tradizionale di tutti loro (pure non proprio avanguardisti), non se la passa male. L’intermezzo tabagista per soprano e baritono Il segreto di Susanna ricompare periodicamente qua e là e l’opera tragicomica Sly è stata recuperata come veicolo per grandi tenori in fase discendente (Carreras, Domingo). Se le opere buffe da Molière (L’amore medico) e Lope de Vega (La dama boba) sono state un po’ dimenticate, le numerose opere da Goldoni (Le donne curiose, I quatro rusteghi, Gli amanti sposi, La vedova scaltra, Il campiello) hanno sempre goduto di un certo favore, specie in Veneto, in particolare I quatro rusteghi e Il campiello, probabilmente perché il loro impiego intensivo della lingua veneziana (con poche parti in toscano per i forestieri) alletta il campanilismo regionale. Quest’ultima opera sembra essere la più fortunata del ciclo. Alcuni ricorderanno ad esempio l’allestimento del 1998 del Comunale di Bologna, con la Mazzuccato protagonista. Su quest’ultima opera Rovigo detiene un piccolo primato. Dal 1941 ad oggi al Teatro Sociale Il campiello è stato visto in cinque allestimenti diversi: nel 1941 con Mafalda Favero (che fu la prima Gasparina alla Fenice nel 1936), poi nel 1950, nel 1980, nel 2007 ed ora nel 2014. Record nel record, gli ultimi tre allestimenti (con scene e costumi diversi) sono stati tutti curati dal regista Paolo Trevisi, che questa volta si è avvalso di oleografiche scenografie della ditta Sormani Cardaropoli, provenienti da un allestimento della Fenice del 1946, sorprendentemente ben conservate. Molto appropriatamente, anche i costumi, di noleggio, sono improntati a ricreare non già i quadri settecenteschi originali, ma quei quadretti otto-novecenteschi di ambientazione veneziana di cui Giacomo Favretto fu uno dei più prolifici esponenti.
Tutto in questa produzione spirava una rassicurante aura di provincia, nel senso migliore e più commoventeIl Campiello - Rovigo, 2014 del termine. La regia di Trevisi era deliziosamente “provinciale”,  forse un po’ troppo nella deprimente azione coreografica che accompagna l’apparizione della lingua salmistrata e della polenta. Il direttore artistico del Sociale, Stefano Romani, ha diretto una Orchestra Regionale Filarmonia Veneta piuttosto disordinata, che, se non ha nobilitato particolarmente le amabili ma sovente anodine pastellature post-pucciniane (Gianni Schicchi essendo l’ovvio modello) di Wolf-Ferrari, era tutto sommato all’altezza della situazione. Eccellente il cast femminile, giovane e fresco: il soprano lirico Claudia Pavone nella parte della “giovane caricata” Gasparina, il lirico-leggero Anna Viola, tenera nelle parti più romantiche, svettante negli acuti e robustissima nei frequenti momenti più drammatici della povera Lucieta, fidanzata innamorata di un cafone geloso e violento, il leggero Carolina Lippo nella parte della giovane Gnese, morbidissima e con un amabile leggero vibrato che ricorda quello dell’adorabile Mady Mesplé e il credibile mezzosoprano Jiulija Samsonova Khayet come la più matura Orsola. Su un piano nettamente inferiore purtroppo il cast maschile. Le due vecchie, parti comiche affidate da Wolf-Ferrari a voci di tenore, erano il veterano del ruolo Max René Cosotti (Donna Cate Panciana), vocalmente “al lumicino” ma sempre dotato della vis comica, anche se un po’ troppo caricata, richiesta dal ruolo, e il più plausibile spieltenor Nicola Pamio (Pasqua Polegana). Non entusiasmanti ma efficienti i baritoni Filippo Fontana (Cavalier Astolfi), Italo Proferisce (Anzoleto). Alquanto modeste invece le prestazioni di Giacomo Patti (Zorzeto) e Gabriele Bolletta (Fabrizio dei Ritorti). Il pubblico rodigino, purtroppo non molto numeroso, ha mostrato di apprezzare moltissimo la proposta di questo simpatico titolo, altrove esotico ma qui ormai quasi di repertorio. P.V.Montanari

Share This

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *