Parigi, Théâtre des Champs Elysées:”Don Pasquale”

Parigi, Théâtre des Champs Elysées:”Don Pasquale”

Parigi, Théâtre des Champs Elysées, Stagione Lirica 2011/12
“DON PASQUALE”
Dramma buffo in tre atti, libretto di Giovanni Ruffini
Musica di Gaetano Donizetti
Don Pasquale
ALESSANDRO CORBELLI
Il dottor Malatesta GABRIELE VIVIANI
Ernesto FRANCESCO DEMURO
Norina DESIREE RANCATORE
Un notaio RICHARD TRONC
Aiutanti di Don Pasquale STEPHANE BUTET, LAURENT POLYADES, JACQUES TRESSE
Orchestre National de France
Choeur de Radio France
Direttore Enrique Mazzola
Maestro del coro Nathalie Steinberg
Regia Denis Polyadès (de la Comédie-Française)
Scene Eric Ruf
Costumi Christian Lacroix
Drammaturgia Emmanuel Bourdieu
Coregrafia Cécile Bon
Luci Stéphane Daniel
Parigi, 15 febbraio 2012
Il regista Denis Polyadès trasporta  il capolavoro di Donizetti in una Italia popolare del 1950. In un’intervista alla televisione francese, il regista ha citato come suo punto di riferimento estetico il film Fortunella, diretto da Eduardo De Filippo nel 1958. Don Pasquale ha una piccola impresa specializzata in apparecchi di illuminazione e lampade. Lui e Ernesto vivono in furgone blu, targato ROMA 970.903. Durante  la Sinfonia, il furgone entra in scena. I fari illuminano il buio della sala. Don Pasquale e i suoi aiutanti aprono un lato del mezzo e, a poco a poco, si crea una sorta di teatro all’aperto di una compagnia ambulante, come ai tempi della Commedia dell’Arte. Ernesto sta dormendo in un  rimorchio trainato. Alla fine della sinfonia, Don Pasquale accende un cartello luminoso con la scritta: “Don Pasquale”. Da questo punto in poi, tutta l’opera si svolge come uno spettacolo di strada. Anche il Coro, durante la scena struggente in cui Norina schiaffeggia Don Pasquale, guarda la scena come spettatore. Anche se l’idea di Polyadès inizialmente sembra un po’ inverosimile, in realtà funziona piuttosto bene. I costumi di Christian Lacroix  sono perfettamente funzionali ai personaggi, ben caratterizzati dai  cantanti.  La presenza di una compagnia di canto italiana ha indubbiamente contribuito in modo determinante alla riuscita dello spettacolo.
Il baritono Alessandro Corbelli è un cantante molto amato  a Parigi, in particolare  dopo la sua interpretazione  del Falstaff nel 2008. Anche in questo ruolo, Corbelli porta la perfetta fusione di umorismo e umanità. Un musicista fine, sempre attento al fraseggio e alla linea di canto. Nel quartetto del secondo atto, la sua voce è persa sempre controllatissima.
Corbelli canta naturalmente senza forzare. Il ruolo richiede qualche momento di canto energico e, in questi momenti, la sua voce mostra qualche cedimento ma, in ogni caso, Corbelli rimane un vero punto di riferimento del repertorio comico ottocentesco.
Il baritono Gabriele Viviani è stato un  carismatico dottor Malatesta.  Presentato come una sorta di  Mefistofele, con le sopracciglia arcuate e con le unghie smaltate di nero, Viviani ha cantato “Bella siccome angelo” con sicurezza e una linea di canto molto curata. La sua dizione era chiara e penetrante,  il suo fraseggio costantemente ricco e  vario. Il suo duetto  con Norina, alla fine del primo atto è stato molto applaudito. Francesco Demuro (Ernesto) è un cantante che trasmette emozioni. La sua voce ha un colore personalissimo e una linea di canto ardente.  Nell’inciso “Sogno soave e casto”  ha sfoggiato passionalità e una varietà di colori sapientemente contrastanti. Nella sua scena dell’atto secondo, ” Povero Ernesto”, la sua voce era brillante come la tromba solista che suonava sul palco. Ammaliante il “Com’è gentil” culminato da un’impeccabile  Si bemolle acuto.
Desirée Rancatore (Norina) è stata un’attrice incantevole e ha saputo essere anche una brava ballerina. Sexy e maliziosa, si è destreggiata con grande facilità in elaborati passaggi virtuosistici e trilli iperbolici. Alla fine della sua cavatina, con precisione sorprendente, ha lanciato un mi bemolle. Bello il legato sfoggiato nel duetto con Don Pasquale, mentre il duettino “Tornami a dir che m’ami” è stato cantato in un tono dolcemente sommesso, in una bella atmosfera notturna magistralmente creata dalle luci di Stéphane Daniel. Nel finale, ossia la cabaletta “La morale in tutto questo”, la Rancatore si è gettata in pirotecniche colorature che hanno scatenato gli applausi trionfali del pubblico parigino. Il direttore musicale Enrique Mazzola ha diretto con brio e vitalità. L’Orchestre National de France, a ranghi ridotti, ha bene esguito l’originale orchestrazione donizettiana. Sempre attento e presente il Choeur de Radio France. Belle e adeguate alla musica, le coreografie di Cécile Bon. Merita infine  di essere menzionato l’ottimo apporto interpretativo degli attori Stéphane Butet, Laurent Polyadès e Jacques Tresse.

 


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1 comment

  1. Massimo Rini

    ma quando, quando, quando, i registi d’opera la smetteranno di fare “citazioni” da altre arti ( “omaggi”, o “recupero della tradizione”) per mascherare la propria ASSENZA di creatività. Quando si inventerà ancora qualcosa, delle nuove forme, delle modalità di lettura nuove?
    Non è vero che tutto è stato inventato.
    Ma forse la stessa regia d’opera in se è un genere destinato a morire creativamente perchè il contesto di realizzazione è troppo complesso ( non difficile, ma complesso, che è un altra cosa).

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