Pesaro, Rossini Opera Festival 2019: I concerti lirico-sinfonici e di belcanto

Pesaro, Teatro Rossini, Rossini Opera Festival 2019, XL Edizione
CONCERTI LIRICO-SINFONICI E DI BELCANTO
Orchestra Sinfonica G. Rossini
Direttore Carlo Tenan
Mezzosoprano Cecilia Molinari
Soprano Jessica Pratt
Pesaro, 19 agosto
Tenore Antonino Siragusa
Pianoforte Gianni Fabbrini
Pesaro, 22 agosto
Orchestra Sinfonica G. Rossini
Direttore Alessandro Bonato
Mezzosoprano Anna Goryachova
Basso Simone Alberghini
Pesaro, 23 agosto 2019
Periodicamente, giornalisti e critici rilevano la “crisi di identità” di alcuni festival e rassegne internazionali, auspicando un rinnovamento delle formule e delle proposte artistiche. Neppure il Rossini Opera Festival si sottrae ad analisi di questo genere, tipiche di commentatori dalla pronta battuta ma (a volte) poco provvisti di una visione storico-culturale. Da moltissimi anni ormai il ROF, a fianco dell’usuale terna di titoli teatrali, è andato proponendo un cartellone di concerti di belcanto, lirico-sinfonici e serate di gala, incentrati sulla musica rossiniana (ma non solo), in grado di soddisfare le molteplici predilezioni dei melomani. Quest’anno l’offerta di tali appuntamenti è stata particolarmente ricca, anche grazie ai festeggiamenti per la quarantesima edizione del festival; non si può certo dire che il buon successo dell’annata 2019 si debba ai concerti, ma è giusto spendere qualche parola per una piccola cronaca, relativa all’ultima settimana del festival. Il concerto vocale fa infatti parte della fisionomia del ROF, al pari delle accademie rossiniane e delle annuali rappresentazioni del Viaggio a Reims con gli allievi più dotati: non solo è giusto mantenerlo, ma anche doveroso, in quanto permette ai giovani cantanti di valorizzare le proprie qualità, al di là della singola parte che ricoprono nella compagnia di un’opera, e agli artisti di fama di presentare un florilegio del loro repertorio e aggiornare il pubblico sulle nuove fasi della loro carriera. A questo proposito, uno dei concerti più significativi e apprezzati è stato quello interamente dedicato a Rossini di Jessica Pratt e Cecilia Molinari (già in coppia nelle recite di Demetrio e Polibio; in realtà il contralto avrebbe dovuto essere Varduhi Abrahamyan, sostituita in extremis). Bellissimo il contrasto di due modalità differenti di accostarsi a Rossini: la Pratt rappresenta l’opulenza inesauribile della coloratura e del gorgheggio, mentre cifra della Molinari è una sobria leggiadria; i duetti da Tancredi e Zelmira sono i momenti più intensi di tale confronto, mentre nelle scene solistiche la Pratt infiamma il pubblico con le floridità di Adelaide di Borgogna e Matilde di Shabran. Il mezzosoprano porge una bellissima cavatina del Tancredi, con un congruo apparato di abbellimenti nel recitativo introduttivo «Oh patria!». Ecco uno spunto di confronto, non sempre soddisfacente: oggi non è più proponibile un’esecuzione nella quale il cantante si limiti a intonare le sole note scritte della partitura, senza intervenire con appoggiature e puntature storicamente plausibili (per questo risulta molto deludente la stessa cavatina, eseguita in un concerto successivo da Anna Goryachova, pur con una linea di canto pertinente e abbastanza fluida). Soltanto gioia e ammirazione per Antonino Siragusa, protagonista assoluto di un recital avviato con Rossini (anzi: con Mozart, sempre perfetto per scaldare la voce) e giunto fino alla canzone napoletana e al Lied italico (Ideale e L’alba separa dalla luce l’ombra). Reduce dalle fatiche di Idreno, ampiamente ripagate dall’apprezzamento del pubblico, il tenore ha proposto un percorso che intrecciava Rossini e Donizetti, con Ermione («Reggia aborrita!»), Elisir d’amore e Fille du régiment: tanto eccitante la catena dei nove do acuti di Tonio quanto autenticamente lirica l’aspirazione disperata della «Furtiva lagrima». Con una dizione sempre chiarissima, attacchi e frasi a mezza voce aggraziati, con quella sua personalissima posizione della voce, appena in maschera e per il resto tutta naturale, spesso istintiva nell’emissione, Siragusa commuove il pubblico e alla fine si commuove egli stesso per le acclamazioni e l’entusiasmo sempre più intensi. Non sempre si può registrare un meritato consenso; il concerto finale di Simone Alberghini e Anna Goryachova, per esempio, ha deluso le aspettative, sia quanto a partecipazione del pubblico sia nella qualità complessiva dell’esito. Basso e mezzosoprano, entrambi ben conosciuti al ROF, hanno voluto cimentarsi in pagine solistiche belliniane e duetti di Rossini e Donizetti (La gazza ladra e Anna Bolena), ma con scarso coinvolgimento emozionale e una vocalità che ci è volte poco a fuoco rispetto ai brani affrontati; è stato necessario il fuori programma finale, con il duetto Figaro-Rosina dal Barbiere, perché i due cantanti sciogliessero la freddezza e rivelassero una felice empatia musicale. Con 16.500 spettatori (62 % stranieri), il ROF s conferma nel 2019 uno dei festival operistici più seguiti di tutta Europa. Il concerto vocale, anziché affievolire, dovrebbe acquisire posizioni anche più importanti nel programma delle prossime edizioni, essere collocato in orario serale e continuare ad affiancare grandi nomi a giovani promettenti: l’interesse del pubblico per il repertorio rossiniano e per l’arte del canto in generale non mancheranno di garantire pieno successo a ogni iniziativa pensata non come corollario, bensì come colonna portante del festival, in parallelo alle opere complete. Scrisse il compianto Philip Gossett: «Gli amanti dell’opera italiana glorificano il passato, mentre sognano il futuro» (Dive e maestri. L’opera italiana messa in scena, Milano 2009 [2006], p. 347).   Foto ROF © Studio Amati Bacciardi

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