Genova, Teatro Carlo Felice: “Idomeneo”

Genova, Teatro Carlo Felice, Stagione d’Opera 2023-24.
IDOMENEO”
Dramma per musica in tre atti su libretto di Giovanni Battista Varesco
Musica di Wolfgang Amadeus Mozart
Idomeneo, Re di Creta ANTONIO POLI
Idamante CECILIA MOLINARI
Ilia BENEDETTA TORRE
Elettra LENNEKE RUITEN
Arbace GIORGIO MISSERI
Gran Sacerdote BLAGOJ NACOSKI
Voce di Nettuno UGO GUAGLIARDO
Due Cretesi LUCIA NICOTRA, MARIA LETIZIA POLTINI
Due Troiani DAMIANO PROFUMO, FRANCO RIOS CASTRO
Coro e Orchestra del Teatro Carlo Felice di Genova
Direttore
Riccardo Minasi
Maestro del Coro Claudio Marino Moretti
Regia Matthias Hartmann
Scene Volker Hintermeier
Costumi Malte Lübben
Coreografia Reginaldo Oliveira
Luci Mathias Märker, Valerio Tiberi
Allestimento della Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova.
Genova 18 febbraio 2024.
L’Idomeneo del Carlo Felice ti immerge subito in un grande contrasto che dominerà tutta la recita: una scena all’eccesso corrusca e barbarica si scontra con un’orchestra che, controllatissima, naviga sui più razionali mari dell’illuminismo solidale. Bastano a Riccardo Minasi le prime rallentate battute dell’ouverture a segregare l’affanno drammatico e a promuovere la visione raziocinante ed umanitaria del dramma. All’opposto e in netto contrasto, sul palco, si staglia invasiva, aggettante su un plumbeo fondale, l’inquietante sagoma di uno scafo scheletrico accostato all’orrore di una gigantesca testa taurina, dalle enormi corna appuntite, con orbite svuotate e con spaventose froge fumanti. Non mancano poi sinistri trofei che inalberano, come fossero crocifissi, crani, presumibilmente anch’essi taurini, dalle lunghe corna distese, come braccia inchiodate. Se Riccardo Minasi è di casa al Carlo Felice come Direttore musicale della Fondazione, l’impianto scenico, ideato da Volker Hintermeier, sulle idnicazioni del regista Matthias Hartmann e arditamente illuminato da Mathias Märker e Valerio Tiberi, arriva a Genova da una produzione, per noi non felicissima, del milanese teatro alla Scala del 2019. Fissati così l’impostazione drammatica e lo spirito musicale della serata, ricordando che Malte Lübben ha positivamente contribuito, con costumi appropriati, allo spirito della recita, non si riescono ad evidenziare particolari idee della regia che possano ulteriormente illustrare l’azione ed emozionare. Lascia perplessi è comunque il finale in cui Idomeneo, deposto e ridotto a pezzente elemosinante, cerca di sottrarre, per scherno o per invidia, al popolo festante gli omaggi floreali destinati a celebrare le nozze e il nuovo regno di Idamante. Dalla regia non si è visto  uno spunto che valorizzi l’azione degli attori/cantanti né nei movimenti dell’ottimo Coro. Quest’ultimo trova, nella guida sagace del maestro Claudio Marino Moretti, efficaci suggerimenti e stimoli per imporsi tra i protagonisti indiscussi ed essenziali dell’opera mozartiana. Dal coro emergono poi i lodabili interventi solistici di  Lucia Nicotra e Maria letizia Poltini, (donne cretesi), e di Damiano Profumo e Franco Rios Castro (prigionieri troiani). Ben adattandosi ai sereni andamenti che Riccardo Minasi imposta, brilla, per l’ottima prestazione, l’Orchestra del Teatro genovese, che trova pure nel violoncello di Antonio Fantinuoli, e nel clavicembalo di Sirio Restani l’essenziale ed efficace sostegno per i numerosi recitativi. Il cast vocale è sicuramente un gran punto di forza delle recite genovesi e, a nostro parere, di qualità oggi difficilmente eguagliabile, non solo dai teatri italiani. In tutti e sette i protagonisti si evidenzia la proprietà della lingua in vocali ed accenti sempre corretti e sonori. Recitativi scanditi ed efficaci, come solo la madrelingua consente, garantiscono ai cantanti italiani un gran privilegio per un esito positivo delle recite. Antonio Poli è efficacissimo sia scenicamente che vocalmente. Il canto, facile, naturale e mai forzato, lo candida senza dubbi ad essere un Idomeneo di riferimento. Il fascinoso arioso Tranquillo è il mar” e la successiva aria “Vedrommi intorno” sono garanti della completa identificazione col personaggio che poi, la celeberrima “Fuor del mar”, con le sue complesse coloratureà, superate con facilità, conferma. Eccelle anche l’Idamante di Cecilia Molinari. Pur annunciata indisposta, la sua recita è stata impeccabile e coinvolgente. Timbro, figura, agire, voce, canto tutto le calza a pennello nel forgiare un personaggio che sta transitando dalla giovinezza alla maturità e che è l’immagine stessa del razionalismo e della tolleranza. La mancanza di realismo che potrebbe derivarle dal passaggio di una parte maschile, concepita per evirato, ad una cantante, viene superata dalla Molinari, che pur conservando il suo vellutato timbro inequivocabilmente femminile, sfodera un accento e un’azione scenica assolutamente appropriati alla parte. Altrettanto positiva la prestazione di Benedetta Torre la cui dolcezza nel porgere, unita ad un timbro particolarmente accattivante, trova una rara sintonia coi tempi dilatati e con le sonorità discrete esibite dall’orchestra. Meno univoco il giudizio per l’Elettra di Lenneke Ruiten, che pur disponendo di notevoli virtù vocali, appare in evidente difficoltà nell’asprezza dell’aria “D’Oreste, d’Aiace”. Sempre estranea agli accenti di forza e di rabbia, tipici del personaggio, non delude nel “Idol mio se ritroso” e negli sfoghi amorosi del secondo atto. Giorgio Misseri, Arbace, canta con buona tecnica e con voce dal timbro piacevole le sue due arie, di cui la seconda “Se colà ne’ fati è scritto” ha una durata infinita. I suoi numerosi recitativi, cruciali per l’azione, sono eseguiti impeccabilmente, per una piena riuscita dovrebbe forse evitare le troppo lunghe spericolate cadenze e i sovracuti non prescritti. Buona la prestazione di Blagoj Nakoski che con l’imponente figura e la voce sicura e ferma garantisce la solennità del Gran Sacerdote di Nettuno. Dalla balaustra della galleria arriva poi, potente alle spalle del pubblico, la voce di Ugo Guagliardo, efficacissimo Nettuno pacificato. A conferma della scelta interpretativa del Maestro Minasi che si colloca tra il tardo barocco e il neoclassico, il finale viene affidato alla suite di danze K367 a cui partecipano eccellenti mimi e ballerini che danzano con le coreografie di Reginaldo Oliveira. Pubblico, in platea, abbondante. Applausi contenuti, nel corso della recita, prolungati poi nel finale anche per un sipario che mai si chiude, per luci che mai si accendono e per i protagonisti che ripetutamente conquistano il proscenio.