Verona, Teatro Filarmonico: “I Capuleti e i Montecchi” (cast alternativo)

Verona, Teatro Filarmonico – Stagione Lirica 2012/2013
“I CAPULETI E I MONTECCHI”
Tragedia lirica in due atti e quattro parti su libretto di Felice Romani.
Musica di Vincenzo Bellini
Capellio PAOLO BATTAGLIA
Giulietta ROSANNA SAVOIA
Romeo NATALIA GAVRILAN
Tebaldo SHALVA MUKERIA
Lorenzo DARIO RUSSO
Orchestra, Coro e Tecnici dell’Arena di Verona
Direttore Fabrizio Maria Carminati
Maestro del coro Armando Tasso
Regia Arnaud Bernard
Scene Alessandro Camera
Costumi Maria Carla Ricotti
Nuovo allestimento in coproduzione tra Fondazione Arena di Verona, Gran Teatro La Fenice di Venezia, Greek National Opera
Verona, 5 Novembre 2013
La seconda rappresentazione vede in cartellone due nuove protagoniste: Natalia Gavrilan (Romeo) e Rosanna Savoia (Giulietta). Della Gavrilan ci viene subito da dire che, da un punto di vista puramente estetico, non ha certo il “physique du role”, ma su questo si potrebbe anche sorvolare, l’aspetto primario in un’opera dovrebbe essere comunque quello del canto (anche se sembra spesso essere diventato quello secondario). Ci si chiede dunque se la suddetta signora sia un mezzosoprano… Anche qui qualcuno potrebbe obbiettare che, all’epoca di Bellini, il concetto moderno di mezzosoprano non esisteva, ma, lasciando da parte aspetti storico-musicologici, il timbro della Gravilan non ha nulla di brunito, di vellutato, di caldo, di patetico: ciò significa, tra l’altro, una mancanza di sufficiente contrasto con il canto di Giuletta, sia come colore, sia come intensità. Le note gravi sono deboli, ma più ancora pesa sul Romeo della Gavrilan un “medium” poco consitente e chiaramente sopranile. Non si può poi ignorare un persistente “vibrato stretto”. A questi limiti la Gavrilan supplisce con un apprezzabile controllo del registro acuto che le consente di sostenere il difficile ruolo con una buona dose di  sicurezza e tenuta drammatica. Come Giulietta, il soprano campano Rosanna Savoia mostra, soprattutto nel registro medio-basso, delle disomogeneità di emissione e un timbro che tende a opacizzarsi, a intubarsi, che infincia talvolta il fraseggio, rendendolo oscuro. Solido il registro acuto e la linea di canto  che  è comunque sufficientemente controllata. La Savoia, inoltre, esegue con trasporto i recitativi e mostra abbandono, dolcezza, malinconia. Sul resto del cast, Shalva Mukeria si riconferma un pregevole Tebaldo, Dario Russo (Lorenzo) un basso dalla vocalità interessante e ben timbrata: è tuttavia auspicabile che adotti una linea di canto meno stentorea. Resta valido il giudizio espresso da Andrea Dellabianca sulla prova di Paolo Battaglia (Capellio), così come i complessi areniani appaiono sempre “sopra le righe” in sonorità e colori. La concertazione di Carminati, appare forse più calibrata rispetto alla “prima”, soprattutto negli accompagnamenti delle arie, ma complessivamente la chiave interpretativa appare sostanzialmente estranea a un vero clima protoromantico. Foto Ennevi per Fondazione Arena

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